Lavoro manuale: considerazioni personali

Il lavoro manuale è, spesso, considerato nell’immaginario collettivo, come antitetico all’uso di apparati tecnologici.

Considerazioni sul lavoro manuale e non:

  • la prima constatazione riguarda l’attivazione e la gestione di una macchina o qualsiasi altro apparato: sono sempre e comunque le mani ed il cervello dell’operatore ad utilizzare o programmare gli strumenti operativi;
  • occorre poi definire che cosa si intenda con lavoro manuale; a me lavoro manuale di misurazionericorda molto una vignetta di “Asterix il gallico” dove il fabbro, con l’aiuto della pozione magica, batte il ferro con i pugni. In qualsiasi altro modo si agisca, si utilizzerebbe un attrezzo più o meno complesso;
  • anche se sfruttiamo le potenzialità di un utensile, consideriamo scalpello e mazzuolo (i più utilizzati) o un bisturi, non sarà la mano a compiere il lavoro, ma si limiterà a gestire l’attrezzatura: spesso con elevata abilità; lavoro manuale, intarsio ligneo.
  • ovviamente sul lavoro conviene sempre utilizzare gli strumenti più produttivi, che ci consentano di ottenere un elevato risultato con uno sforzo o impegno accettabile;
  • qualora si tratti di un intervento limitato, da non riprodurre, si possono preferire utensili di semplice gestione, ma quando si tratta di opere più impegnative, ci conviene ragionare su quale strumento ci possa semplificare l’intervento ottimizzandolo. Raramente si può pensare di utilizzare un bisturi per rimuovere le incrostazioni su una parete, meglio verificare la solidità del supporto e valutare la possibilità di intervenire con microsabbiatrici, o ablatori ad ultrasuoni, o, più semplicemente, con spazzole più o meno morbide;
  • lavoro manuale, intaglio.in conclusione, il nostro è sempre l’utilizzo di strumenti, o macchine; quindi la nostra manualità si esprime in ogni caso, è essa a garantirci il risultato finale, determinandone anche la qualità, sia estetica, che meccanica o di resistenza ad usura o ambiente. Siamo noi, le nostre conoscenze e capacità
    supporto per lavoro manuale, ponteggio.
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    professionali che improntano, gestiscono e determinano l’evoluzione lavorativa, sia con macchinari complessi che con utensili. In entrambi i casi con il supporto della tecnologia.

Forse riprenderemo l’argomento, ci sarebbero anche altri luoghi comuni da affrontare, per sgomberare il campo da visioni del lavoro artigiano, favolistiche o sognatrici.
Alla prossima.

Lacche orientali, restauro e conservazione

Le lacche orientali, giapponesi o cinesi, sono tecniche e materiali che non rientrano nelle nostre conoscenze abituali.

Il mantenere un’abitudine ad incrementare le nostre conoscenze ed una pratica costante di aggiornamento e documentazione costanti, possono aiutarci.

Il restauro di oggetti orientali laccati comporta diversi interrogativi ed difficoltà di esecuzione.

lacche orientali: tavolini giapponesi.
Tavolini ad incastro in lacca.

In Estremo Oriente, Cina e Giappone, utilizzavano l'”urushi”, una linfa viscosa estratta dalla corteccia del Rhus verniciflua, purificata e raffinata.

Si preparavano le tavole con una prima stesura di tale resina mista terre argillose.

Dopo accurata levigatura si iniziava a stendere vari strati, intervallando con processi di levigatura, di resina ed ossido di ferro.

Al termine si otteneva una superficie brillante, uniforme di colore nero.

Con miscele di resina e pigmenti si procedeva ad eseguire i disegni.

Le dorature venivano realizzate spargendo polveri metalliche (oro, argento, ottone) su resina fresca, lavorandole con pennellini adatti.

paravento in lacca orientale.Per ottenere i colori, la resina veniva miscelata con cinabro (rosso) o orpimento (solfuro di arsenico) per i gialli ed i verdi.

Per poter intervenire su oggetti a lacche cinesi o giapponesi, dobbiamo partire da queste conoscenze di base.

Attenzioni negli interventi su lacche orientali.

La resina, costituente la base delle lacche orientali, reagisce con tutti i solventi polari, dando origine a spiacevoli sbianchimenti.

Eventuali puliture dovremo eseguirle meccanicamente, con bisturi, spazzole morbide o, eventualmente abrasivi leggeri.

Possiamo ottenere degli ottimi risultati di ritocco cromatico con colori a vernice procedendo con velature successive.

Le difficoltà maggiori le incontriamo se dobbiamo eseguire delle lucidature localizzate: le gomme che si usano abitualmente hanno solventi alcolici, incompatibili con le lacche, inoltre altererebbero le cromìe, non essendo completamente trasparenti.

Risultati soddisfacenti si possono avere con passaggi successivi e levigature con laropal (soluzione commerciale: “vernice finale 033” di “Antares”) finendo con vari passaggi di regalrez 1026 (“vernice finale 075” sempre di “Antares”), resine a basso peso molecolare, in altre parole, costituite da polimeri molto piccoli che con l’evaporazione del solvente tendono a livellarsi ed a riempire le microasperità superficiali.

Per la levigatura si possono usare tamponi con polvere di carbon fossile o pietra pomice.