Cause di degrado dei materiali.

Qui avevo introdotto l’analisi delle cause di degrado per marmi e pietra in genere.

Riprendo l’argomento ripetendo alcuni concetti espressi ed approfondendo.

Cause ambientali di degrado dei materiali lapidei.

Suddividiamo le tipologie di degrado in base alle sue cause:
– fisico
– chimico
– chimico-fisico
– biologico

degrado nell'arenaria.
l’arenaria viene degradata facilmente dall’inquinamento.

 Degrado fisico:
– microtraumi durante la lavorazione;
– uso errato della pietra (cfr. decorazioni, interferenza con altri materiali, es. ferro);
-sforzi eccessivi a cui è stato sottoposto il materiale in opera;
-effetti del vento: asportazione di parti superficiali;
-effetti della luce: può innescare reazioni chimiche di ossidazione;
-effetti dell’aria o meglio dei suoi salti termici;
Carbonatazione: Ca(OH)2 +CO2 → CaCO3 +H2O.

Variazioni termiche -> repentini variazioni di temperatura -> rocce cattive conduttrici di calore -> superficie calda, interno freddo -> tensioni meccaniche -> sgretolamento, scagliatura, esfoliazione, rigonfiamenti.

Acqua, effetti -> solubilizzazione.

Acqua, effetti -> infiltrazione -> dilavamento.

Acqua, effetti -> subflorescenza salina -> variazione del volume interno

– il solfato di sodio aumenta il suo volume fino al 300% – sgretolamento, scagliatura, esfoliazione, rigonfiamenti.

Acqua, effetti -> subflorescenza salina -> tensioni meccaniche -> sgretolamento, scagliatura, esfoliazione, rigonfiamenti.

Acqua, effetti -> efflorescenza salina -> variazione del volume interno.

Le tipologia del degrado fisico.

– Disgregazione: polvere o minutissimi frammenti.
– Esfoliazione: porzioni laminari sottili: sfoglie.
– Scagliatura: parti di forma irregolare e spessore consistente e non uniforme: scaglie.
– Distacco: separazione di strati o di materiale diverso (intonaco) o all’interno dello stesso materiale (pietre: scagliatura, esfoliazione).
– Efflorescenza: formazione di sali, sulla superficie.
– Rigonfiamento: sollevamento localizzato.
– Fratturazione o fessurazione: separazione materiale che implica lo spostamento reciproco delle parti.

Azione della temperatura: variazioni di temperatura e sbalzi termici posso causare sollecitazioni meccaniche, quindi provocare contrazioni ed espansioni, diverse a seconda del diverso coefficiente di dilatazione, comportando variazioni dimensionali e volumetriche.

I fenomeni che possiamo riscontrare sono: sgretolamento, scagliatura,
esfoliazione, rigonfiamento.

Azione dell’acqua:

l’acqua, interagendo con il materiale lapideo caratterizzato da una struttura porosa, nei suoi tre stati (solida, liquida, gassosa) è comunemente considerata la causa principale del degrado fisico.

Può provocare fenomeni tipo: il dilavamento, lento processo di asportazione ed erosione del materiale; subfluorescenze ed effluorescenze saline, cristallizzazione dei sali solubili, alveolizzazione.

Degrado fisico-chimico.

Premessa.
Il gesso è portato a costituire legami con: ossido di ferro, carbone, oli minerali; è soggetto a dilavamento ed esfoliazione.

Azione fisica: alghe, muschi, licheni, piante.

Azione chimica: deiezioni animali, contatto con proteine e grassi.

formazione di gesso -> aumento volumetrico;

formazione di croste nere -> derivanti dalla combustione del petrolio e del carbone, gesso, composti bituminosi e ferrosi, quarzo e silicati, pollini e spore, idrocarburi pesanti che sono appiccicosi e neri.

Si presenta stratificata, per depositi successivi.

Shock termico:
assorbimento radiazioni solari -> parte superficiale pià calda di quella interna,

rugiada e condensa notturna -> parte superficiale più fredda di quella interna:

in entrambi i casi si creano tensioni interne.

Inoltre l’acqua condensata contiene tutte le sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera, soprattutto acidi. Il tempo di contatto è molto lungo e man mano che l’acqua evapora la soluzione si concentra.

Tutti i materiali lapidei sono porosi, all’interno può essere presente H2O in tutti i suoi possibili stati di aggregazione.

Questa può penetrare nel corpo poroso per effetto capillare: i gruppi OH ̄ presenti nel materiale esercitano una forza attrattiva nei confronti dell’H2O (pressione capillare che aumunenta con il diminuire del diametro dei pori).

Se la temperatura della pietra scende fino al punto di congelamento dell’acqua, con formazione di ghiaccio, si verifica una variazione di volume, di conseguenza gli sforzi meccanici provocano microfratture.

degrado del metallo e del legno.
i metalli si ossidano, le fibre lignee si deformano.

Simile alla formazione dei cristalli di ghiaccio è il processo di cristallizzazione dei sali solubili, quando si verificano condizioni di saturazione, la diminuzione di temperatura o l’evaporazione possono portare al formarsi di cristalli salini entro gli spazi porosi.

Il fenomeno può avvenire all’interno della struttura porosa, subfluorescenze, causando esfoliazioni e distacco di croste superficiali, e sulla superficie esterna, effluorescenze.

Alveolizzazione.

Può essere favorita o provocata dalla presenza di sali solubili, è caratterizzata dalla presenza di cavità (alveoli), anche molto profonde, distribuite con andamento irregolare sulla superficie del materiale lapideo (naturale e/o artificiale).

Questo fenomeno è spesso spinto fino alla disgregazione e dalla polverizzazione dell’elemento lapideo.

Si manifesta in materiali molto porosi, in presenza di un elevato numero di sali solubili, con condizioni microclimatiche di elevata frequenza di fenomeni di rapida evaporazione sulle superfici lapidee esposte alle intemperie.

È un fenomeno conseguente all’azione disgregatrice esercitata dalla pressione di cristallizzazione dei sali all’interno dei pori del materiale lapideo.

Le soluzioni saline, formatesi in seguito ad assorbimento di acqua, tendono, con l’evaporazione del solvente, a cristallizzarsi aumentando il volume; le pareti dei pori sono così sottoposte a pressioni superiori alla loro capacità di resistenza e si sfaldano.

Reazioni chimiche.

Biossido di zolfo o anidride solforosa, SO2, su mattoni e malte con presenza di alluminato tricalcico (CaO)3.Al.O3, origina solfoalluminato di calcio, 4CaO.3Al2O3.SO3 con aumento volumetrico, quindi dilatazione e disgregazione della malta.

degrado del ferro: ossidazione.
ossidazione del ferro.

Acido nitrico, HNO3, su muratore di mattoni porta alla solubilizzazione del calcio originando nitrato di calcio.

Ca(NO3)2; anche questo composto ha un maggiore volume, e provoca il disgregamento dei mattoni.

Croste nere, si formano in aree esposte ad inquinamento atmosferico, ma non soggette ad intenso dilavamento da parte delle acque piovane.

Il cemento è costituito da gesso sotto forma di cristalli aghiformi, vengono inglobate particelle di natura eterogenea: ossidi di Fe, cristalli di quarzo, calcite, particolato atmosferico, particelle bituminose e carboniose.

Microscopicamente è osservabile una netta separazione tra lo strato “degradato” (solfato di Calcio) e la porzione di pietra sottostante non alterata.

Si formano con la solfatazione della calcite: 2 SO2 +O2 -> 2SO3 SO3 + H20 -> H2SO4

H2SO4 + CaCO3 + H2O -> CaSO4 . 2H20 + CO2

Fenomeni di degrado conseguenti le azioni chimiche.

– volume maggiore di circa il 20%
– coefficiente di espansione termico che è 5 volte superiore
– maggiore affinità per le polveri e sostanze grasse
– minore traspirabilità della pietra
con fenomeni fisici quali:
– tensioni, – rigonfiamenti,
– esfoliazioni,
– scagliature,
– decoesione,
– distacco,
– maggiore suscettibilità alla corrosione.

Aree o patine biancastre. Si formano in zone in cui, a causa del dilavamento della pioggia, i depositi di sporco vengono continuamente asportati in cui avremo presenza di calcite ricristallizzata, cioè zone di degrado localizzato o puntinatura.

Si rivelano microscopicamente come aree con deposito superficiale di CaCO3 in forma microcristallina e polverulenta di contorno irregolarmente frastagliato.

L’anidride carbonica, CO2, provoca la solubilizzazione della calcite.

La solubilità della calcite (marmo) aumenta con l’aumentare della percentuale di anidride carbonica disciolta in acqua:

CaCO3 (Carbonato di calcio, duro, insolubile) + CO2 + H2O -> Ca(HCO3)2 (bicarbonato di calcio solubile).

Il processo avviene anche al contrario. Il bicarbonato che si forma viene parzialmente asportato dalle piogge e in parte, essendo un sale instabile, riprecipita sottoforma di calcite per evaporazione dell’acqua, formando la patina.

Altre reazioni che avvengono e comportano alterazioni molecolari:
SO2 + O2 (anidride solforosa) -> SO3 + H2O -> H2SO4 (acido solforico)
H2SO4 + CaSO4 +H2O -> CaSO4 ּ solfat.Ca + 2 H2O + CO2

Nella fase iniziale si formano aree grigie, degrado superficiale o zona con contatto limitato, di aspetto e struttura intermedia tra le croste nere e le aree o patine bianche.

La pietra non presenta alterazioni macroscopiche.

Degrado microscopico meno evidente che nelle croste nere.

Tipologia tipica di zone sottoposte a moderato dilavamento.

Caratteristiche.

Spessore micrometri CaCO3% sul peso CaSO4 . NH2O % sul peso
Crosta nera 200-1000 0-8 55-85
Area grigia 100-200 13-52 25-55
Area bianca < 100 64-86 0-6

Degrado, corrosione, ossidazione dei metalli.

Rame e bronzo:
L’inquinamento atmosferico, con l’aumento di anidride solforica ed anidride carbonica, SO2 e CO2 ed i relativi acidi che possono costituire, origina patine verdastre costituite dacarbonati basici e solfati basici di rame.

degrado nel legno, polverizzazione e caduta.
le superfici lignee si polverizzano e vengono dilavate.

Sono patine insolubili, in presenza di acido solforico, H2SO4, si forma solfato pentaidrato, CuSO4·5H2O, in polvere o cristalli, comunque solubile.

Ferro:
in presenza di acido solforico, il ferro si trasforma in solfato di ferro ed acqua, Fe + H2SO4 + O2 -> FeSO4 + H2O.

Il solfato di ferro con ossigeno ed acqua, sviluppa idrossido di ferro e solfato di ferro, FeSO4 + O2 + H2O -> FeO(OH) + H2SO4.

L’idrossido di ferro è solubile.

La corrosione è velocizzata dalla presenza di cloruri1, questi facilitano la formazione della condensa e si sciolgono in essa (conduttori di seconda specie); formano clorurati, nei bronzi, si formano clorurati di rame, Cu, molto solubili.

I processi di corrosione distruggono il materiale metallico, trasformandolo e rendendolo solubile.

I due tipi principali di corrosione sono, chimico, a secco in atmosfera ossidante ad alta temperatura, oppure elettrochimico, in ambiente marino.

Con l’aumento dell’inquinamento si ha formazione di solfato di rame, Cu, molto solubile che verrà dilavato dalle piogge (assottigliamento del metallo) ed una diminuzione dei solfati basici insolubili.

Altre tipologie di corrosione sono di origine batterica e da incrostazioni biologiche influenzano direttamente le reazioni anodiche e catodiche.

Inoltre agiscono sulle pellicole di protezione superficiali dei metalli, producendo sostanze corrosive e depositi solidi. Possono essere: forme microscopiche, (batteri) e macroscopiche (alghe e crostacei).

Nei metalli interrati possono essere corrosivi: fenomeni galvanici, composizione chimica, contenuto di ossigeno e pH del suolo, sono importanti la scelta della lega e le correnti vaganti.

degrado del legno esposto ad umidità elevata.
le cromìe del legno si alterano in ambienti umidi.

Il suolo contiene acidi organici derivanti dall’humus, è relativamente corrosivo per l’acciaio, lo zinco, il piombo e il rame.

L’acidità totale di un terreno simile sembra essere l’indice migliore della sua corrosività, più del semplice pH.

Alte concentrazioni di cloruro di sodio e di solfato di sodio in un terreno insufficientemente drenato lo rendono altamente corrosivo.

Un terreno poco conduttore, con un basso contenuto di umidità, sali disciolti o entrambi, è in genere meno corrosivo rispetto a un terreno buon conduttore.

Tuttavia, la sola conducibilità non è indice sufficiente della corrosività; un altro fattore rilevante è la polarizzazione anodica o catodica del suolo.


1 – Lo ione cloruro (formula chimica Cl − ) è lo ione di cloro con numero di ossidazione −1, cioè un atomo di cloro carico negativamente con un elettrone. Esso si forma normalmente sciogliendo acido cloridrico in acqua. I sali che contengono uno ione di questo tipo vengono detti cloruri.

 

Articolo di Quotidiano Arte inerente a Firmato il Decreto che equiparati i titoli rilasciati dalle SAF. Cosa cambia ora per i restauratori? Lo abbiamo chiesto a Laura Baratin

Prof. Baratin*, nelle scorse settimane il Ministro per i beni e le attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, e la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli hanno firmato il decreto che conclude il percorso di equiparazione dei diplomi rilasciati dalle scuole statali di restauro (le SAF Scuole di Alta Formazione): può spiegarci cosa cambia ora rispetto al passato e quale saranno le prospettive di lavoro nel futuro prossimo per i professionisti del restauro?Il 20 dicembre 2017 la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli e il Ministro per i beni e le attività culturali e del turismo, Dario Franceschini hanno firmato il decreto per l’equiparazione dei diplomi rilasciati dalle Scuole di Alta Formazione e di Studio dell’Istituto Centrale per il Restauro, dell’Opificio delle Pietre Dure, della Scuola per il restauro del mosaico di Ravenna e dell’Istituto Centrale per la Patologia del Libro al diploma di laurea magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali – Classe LMR/02 secondo il DM del 2 marzo 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 139 del 17 giugno 2011. Il D.I. n. 564 del 20/12/2017 è stato trasmesso agli organi di controllo per la sua successiva registrazione, secondo il consueto iter legislativo. Con questo atto tutti coloro che sono in possesso del diploma conseguito prima del 2009 ed in possesso del diploma di scuola media superiore, sono finalmente equiparati alla laurea magistrale a ciclo unico in conservazione e restauro dei Beni Culturali. Si è completato dunque un percorso per il riconoscimento di un titolo di studio, da non confondere con la qualifica professionale che riguarda altri aspetti, parliamo dell’articolo 182 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 e successive modificazioni, concernente la disciplina transitoria del conseguimento delle qualifiche professionali di restauratore di beni culturali e di collaboratore restauratore, di cui sono ben note tutte le vicende e che non ha nulla a che vedere con i titoli di studio. Come affermato dai due ministri questo decreto rappresenta la conclusione di un percorso importante riconoscendo “il valore dell’alta formazione culturale di qualità in tutte le sue declinazioni” e, in particolare, il percorso formativo fornito dalle scuole del MiBACT nel restauro, modello per tutte le istituzioni che sostengono questo rilevante settore formativo, quali Università, Accademie e alcuni Enti privati. Rispetto al passato si può dire, sia un atto dovuto che riconosce, il merito ai diplomati delle Scuole statali del MiBACT che tanto hanno contribuito alla diffusione del restauro a livello nazionale e internazionale. Rispetto al futuro per le prospettive di lavoro non cambia nulla, perché il titolo di studio non entra nel merito della qualifica professionale, che rimane un ulteriore passaggio regolato da una disciplina transitoria, iter che tutti auspichiamo prima o poi possa arrivare ad una conclusione. Si fa notare, infatti, che in attesa della fine di questa transitorietà, anche i giovani laureati nella classe LMR/02, che ormai sono più di 500, sia che provengano dalle SAF, dalle Università o dalle Accademie, pur avendo una laurea abilitante ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004, non compaiono in nessun elenco del MiBACT e quindi non sono ancora riconosciuti come professionisti. Nei requisiti dei concorsi, quando sono richiesti i titoli di studio, già ora compare “un’equiparazione” tra la laurea della nuova classe e i diplomi delle Scuole del MiBACT, quindi non c’è un cambiamento significativo legato agli aspetti lavorativi e professionali, maeto, è più un gius riconoscimento del valore del percorso formativo svolto nel passato. Ad oggi le istituzioni accreditate dalla Commissione MiBACT-MIUR che preparano i restauratori, sono ormai più di 27 su tutto il territorio nazionale e la docenza, per i laboratori di restauro, è nella maggior parte dei casi docenza a contratto, secondo determinati requisiti stabiliti dall’art.3 del DM n. 87 del 2009, ma senza nessuna stabilità, né prospettive a lungo termine, né tanto meno possibilità di sviluppare ricerca all’interno delle istituzioni in cui viene coinvolta se non in termini del tutto casuali. Si fa notare che in questi corsi circa un terzo dei crediti formativi (mediamente 100 sui 300 richiesti alla fine del ciclo quinquennale) riguardano proprio le attività di restauro con un monte ore nettamente superiore alla parte strettamente teorica. A questo proposito, in una prospettiva futura, utile alla formazione in questo settore, così importante per la salvaguardia del patrimonio culturale, questo riconoscimento potrebbe essere considerato come uno degli elementi caratterizzanti per la definizione del ruolo della docenza professionalizzante, con la creazione di un settore disciplinare adeguato, attualmente mancante.

Sorgente: Articolo di Quotidiano Arte inerente a Firmato il Decreto che equiparati i titoli rilasciati dalle SAF. Cosa cambia ora per i restauratori? Lo abbiamo chiesto a Laura Baratin

Una ruota idraulica: il restauro.

ruota idraulica.È l’ultima ruota idraulica bolognese, costruita in legno di castagno, rovere e conifera, ghisa, ferro ed acciaio:
– legno di castagno o rovere per i travi radiali, e due anelli, del diametro mt 2.80; di conifera per 24 pale, che hanno i supporti in essenza di castagno;
– ghisa per il mozzo e due supporti circolari su cui sono fissati con bulloni e viti sei raggi per ciascun anello;
– in acciaio sono quattro cerchioni che fasciano le circonferenze degli anelli in corrispondenza degli spigoli;
– ferro per piastre di raccordo e bloccaggio, bulloni e dadi.

La ruota idraulica si presentava ricoperta interamente da uno strato spesso vari millimetri di catrame, probabilmente applicato durante una delle manutenzioni che ha subito nel secolo scorso.

Sul toroide centrale si innestano ventiquattro pale: pannelli rettangolari formati da tavole di conifera, fissate su due supporti arcuati; ne mancavano, cadute in seguito a rottura dei supporti.

Qualcuna presentava un supporto rotto o deteriorato da infiltrazioni di acqua e conseguente attacco batterico.

Interventi di restauro eseguiti sulla ruota idraulica:

ruota idraulica parzialmente smontata.

  • rimozione della patina superficiale di catrame, non coeva, e spessa vari millimetri; asportata meccanicamente con martellina da tappezziere e raschietti;
  • asportazione dei tronconi di supporto delle pale, rotti, togliendo con trapano e scalpello i cunei di bloccaggio;
  • sono state ricostruite le parti mancanti o particolarmente deteriorate degli anelli. Un intero arco (un sesto della circonferenza) é stato rifatto con legno di castagno. Interventi precedenti di risanamento, avevano integrato le lacune con tanti piccoli segmenti, pregiudicandone la tenuta. Sono state integrate altre lacune varie, sempre con castagno;
  • circa venti supporti per le pale sono stati ripristinati con essenza di castagno. Anche il tavolato di tre di esse, ha subito sostituzioni con legno di abete; esigenze tecniche hanno suggerito di eseguirne il montaggio con la ruota in posizione verticale.
  • per togliere bulloni e dadi, é stato necessario l’uso di oli disincrostanti, ed il loro riscaldamento; sfruttando la dilatazione termica per sbloccarli. Ciò nonostante qualche bullone non ha retto alla torsione spezzandosi. I bulloni inutilizzabili sono stati rimpiazzati con cavicchie di analoghe dimensioni; i dadi sono stati ricavati da piattina metallica, filettandone il foro.
  • trattamento consolidante mediante imbibizione a pennello di paraloid diluito 8-12% in butilacetato ed acetone, fino a completo assorbimento; ripetuto piú volte in giornate diverse.
  • pulitura delle parti metalliche con raschietti e martellina da tappezziere e spazzole, una volta asportatone il catrame;
  • stabilizzazione del processo di ossidazione con acido tannico al 5% in soluzione idroalcolica;
  • trattamento protettivo con “miscela sana” della Spring Color, olio di lino cotto, solubilizzato con alcol, aceto e limonene, additivato di sali minerali essicativi;
  • ulteriore protezione, data l’esposizione all’aperto del manufatto, con “impenetrabile” della “Spring Color”, composto di olio di lino, solventi vegetali ed essiccativi, come abbiamo visto cui é aggiunta una percentuale di cera.ruota idraulica, inizio ricostruzione.

La ruota idraulica dopo il restauro.

La ruota, unica superstite di un’epoca (età moderna) in cui Bologna disponeva del piú importante sistema di sfruttamento dell’energia idraulica a fini produttivi in Europa (verso la fine del Seicento piú di 350 ruote idrauliche fornivano energia a 119 mulini da seta, la piú alta concentrazione esistente in una città europea.

ruota idraulica, al salone del restauro di Ferrara. E ancora … le acque dei canali sostenevano numerose altre attività industriali, come la concia delle pelli, la lavorazione delle pergamene e della carta, ed i lavatoi per panni e biancherie.).

ruota idraulica esposta a palazzo d'accursio.
Esposta a Palazzo D’Accursio.

La ruota restaurata é stata presentata al Salone del Restauro di Ferrara inserita in un tema piú ampio, l’importanza storica, ed economica dei corsi d’acqua nella città di Bologna.

É stata esposta nel settembre scorso nel cortile di Palazzo D’Accursio.
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