Uno spaccato di arte greco-bizantina nel cuore del Salento: l’abbazia di Santa Maria di Cerrate

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L’esterno si presenta nel suo imponente aspetto romanico (l’abbazia di Santa Maria di Cerrate rappresenta uno dei più compiuti esempî di romanico in Puglia), con la facciata della chiesa abbaziale (l’edificio più importante e più noto del complesso) costruita con conci di pietra bianca leccese. Proprio la facciata della chiesa è forse l’elemento più noto e riconoscibile dell’abbazia. Si tratta di una facciata a salienti, tripartita, con un rosone, tipico degli edifici romanici, che si apre sulla sommità, e con sottili lesene che sottolineano la tripartizione, mentre dieci archetti pensili (quattro al centro e tre ai lati) corrono in orizzontale sovrastando due monofore ai lati del portale d’accesso. Quest’ultimo, circondato da decorazioni con eleganti motivi vegetali, è sormontato da un arco riccamente decorato: l’intradosso, in particolare, è ornato con figure che richiamano episodî dell’infanzia di Gesù Cristo (anche se per i personaggi sono state proposte diverse letture, dal momento che sono di non semplice interpretazione). I sei conci dell’arco sono stati infatti scolpiti, e la lettura che li interpreta come momenti legati alla nascita di Cristo è quella che ha accolto più favori: secondo Cosimo De Giorgi, che dedicò uno studio all’abbazia sul finire dell’Ottocento, i conci rappresenterebbero, nell’ordine (partendo da destra), san Michele, il battesimo di Cristo, la natività, l’adorazione dei Magi, la visitazione, e un monaco basiliano (il fatto che l’ordine non segue l’esatta cronologia degli episodî della vita di Gesù potrebbe far pensare che in passato l’arco fu smontato e poi rimontato in un ordine non corretto). Alla fiancata sinistra della chiesa è stato addossato anche un chiostrino duecentesco.

All’interno, la chiesa si presenta con una pianta longitudinale a impianto basilicale, ovvero senza transetto, e divisa in tre navate da possenti colonne al di sopra delle quali si elevano archi a sesto acuto. Sul fondo, l’altare maggiore è sovrastato da un ciborio del XIII secolo (l’unico degli arredi medievali che ancora si conserva), ma quello che più attira i visitatori e che rende importante il complesso sono gli straordinarî affreschi che a Santa Maria di Cerrate sono conservati, e sono tra i maggiori esempi di pittura bizantina che possiamo osservare nell’Italia meridionale (e non solo).[…]

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La Tavola Doria, la più nota tra le copie della perduta Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci

[…]La Tavola Doria è una delle copie più antiche della Battaglia di Anghiari e raffigura il momento centrale dello scontro, la lotta per lo stendardo, il vessillo milanese conteso da due cavalieri dell’esercito fiorentino e due delle schiere del ducato di Milano, all’epoca governato da Filippo Maria Visconti (Milano, 1392 – 1447). I fatti risalgono al 29 giugno del 1440 e si situano nell’ambito dell’aggressiva politica di espansionismo dei milanesi, che cercavano di espandere i loro dominî nel centro Italia a scapito delle potenze confinanti: dopo aver perso Verona, riconquistata dai veneziani (nemici di Milano) e non esser riusciti a prendere Brescia, i milanesi rivolsero le loro mire alla Romagna e alla Toscana. Trovata poca resistenza in Romagna, l’esercito milanese, guidato dal capitano di ventura umbro Niccolò Piccinino (Perugia, 1386 – Milano, 1444), valicò l’Appennino, saccheggiò il Mugello prendendo diversi borghi, mentre Firenze si preparava allo scontro e riceveva aiuti dallo Stato Pontificio, che in soccorso dell’alleato fiorentino aveva inviato le sue schiere, capitanate dal patriarca di Aquileia, Ludovico Scarampo Mezzarota (Venezia, 1401 – Roma, 1465), prefetto delle armi pontificie. L’esercito fiorentino, guidato dal suo comandante generale, il nobile abruzzese Pietro Giampaolo Orsini, cominciò a tener testa ai milanesi e riconquistò alcuni dei forti che aveva perduto, mentre nel frattempo l’esercito di Venezia, anch’essa alleata dei fiorentini, sconfiggeva i milanesi sul fronte lombardo, a Soncino. Poiché la situazione volgeva a sfavore dei milanesi, questi ultimi decisero di ritirarsi, non prima però di tentare di sferrare un ultimo e imponente attacco ai fiorentini. Questo si verificò, come anticipato, ad Anghiari il 29 giugno del 1440,[…]

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