Ecco l’Ombra di San Gimignano: finalmente rivelata la straordinaria scoperta etrusca

È stata finalmente rivelata una delle più importanti scoperte di archeologia etrusca degli ultimi anni: si tratta dell’Ombra di San Gimignano, una meravigliosa e sorprendente statuetta votiva in bronzo rinvenuta nel 2010 nel territorio di San Gimignano (Siena) durante alcuni lavori di ristrutturazione di un edificio privato nei pressi del torrente Fosci, tra le colline che da San Gimignano scendono verso la Valdelsa. La statua è esposta per la prima volta al pubblico al Museo Archeologico di San Gimignano nell’ambito della mostra Hinthial. L’Ombra di San Gimignano. L’Offerente e i reperti rituali etruschi e romani (dal 30 novembre 2019 al 31 maggio 2020).

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QA turismo cultura & arte-Trovata a Paestum la base sepolta di un tempio dorico

28/11/2019 Ilaria Inchingolo

Di particolari inediti si arricchiscono le scoperte fatte nel sito archeologico di Luni, in provincia di La Spezia, nel corso delle ultime campagne di scavo condotte dall’Università di Pisa.

All’inizio dello scorso ottobre era stato rinvenuto nel quartiere di Porta Marina un tempio risalente alla seconda metà del I secolo d.C., testimonianza della colonia romana di Luna fondata nel 177 a.C., che si affaccia proprio sul cardo maximus, la strada principale della città con andamento nord-sud, e sorge all’interno di quella che si pensava fosse soltanto una “semplice” domus. Purtroppo l’alto podio su cui venne costruito è andato completamente perduto ma, considerando le fondazioni dei vani di servizio al di sotto della cella e del pronao, gli archeologi sono riusciti a ricostruire la pianta dell’edificio, che risulta essere a cella unica quadrangolare e appare simile a quella di altri templi dell’epoca presenti nella stessa Luni, come, ad esempio, quello di Diana. Simonetta Menchelli, docente dell’Università di Pisa e coordinatrice degli scavi ha inoltre affermato che “nella prossima campagna nel 2020, l’obiettivo sarà di portare alla luce i resti della scalinata di accesso al tempio, al quale si arrivava appunto dal cardo maximus”.

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QA turismo cultura & arte-Nuovi dettagli sulle ultime scoperte nel sito archeologico di Luni

01/12/2019 Federico Maria Santilli

Di particolari inediti si arricchiscono le scoperte fatte nel sito archeologico di Luni, in provincia di La Spezia, nel corso delle ultime campagne di scavo condotte dall’Università di Pisa.

All’inizio dello scorso ottobre era stato rinvenuto nel quartiere di Porta Marina un tempio risalente alla seconda metà del I secolo d.C., testimonianza della colonia romana di Luna fondata nel 177 a.C., che si affaccia proprio sul cardo maximus, la strada principale della città con andamento nord-sud, e sorge all’interno di quella che si pensava fosse soltanto una “semplice” domus. Purtroppo l’alto podio su cui venne costruito è andato completamente perduto ma, considerando le fondazioni dei vani di servizio al di sotto della cella e del pronao, gli archeologi sono riusciti a ricostruire la pianta dell’edificio, che risulta essere a cella unica quadrangolare e appare simile a quella di altri templi dell’epoca presenti nella stessa Luni, come, ad esempio, quello di Diana. Simonetta Menchelli, docente dell’Università di Pisa e coordinatrice degli scavi ha inoltre affermato che “nella prossima campagna nel 2020, l’obiettivo sarà di portare alla luce i resti della scalinata di accesso al tempio, al quale si arrivava appunto dal cardo maximus”.

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QA turismo cultura & arte-Tornato a casa restaurato dal Museo Getty di LA il satiro di Ercolano. Ai raggi X ‘racconta’ l’eruzione del 79 d.C.

28/11/2019 Maksym Rozhkovskyy

Raggi X e ricostruzioni 3D rivelano le cicatrici lasciate dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. sulla scultura del Satiro Ebbro della Villa dei papiri di Ercolano e mostrano che l’opera è solo per metà originale: l’altra metà risente del restauro fatto nel ‘700. Emerge dalle ricerche fatte dal Museo Getty di Los Angeles, che ha restituito l’opera al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) dopo un restauro durato 11 mesi e l’esposizione a Malibù di circa un mese.

Secondo l’Ansa, il restauratore Erik Risser del Paul Getty Museum di Los Angeles ha affermato: “Siamo partiti da un esame non invasivo del manufatto, usando varie tecniche, tra cui la radiografia in 3D, fatta da varie angolazioni che ci ha fornito scansioni che abbiamo ricomposto al computer”. L’esame “ha rivelato sia i punti di saldatura sia i punti di intervento settecentesco”.

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