QA turismo cultura & arte-Coronavirus: la cultura non si ferma, la Campania tra arte e archeologia

16/04/2020 Filomena Merola

La Direzione regionale della Campania aderisce alla campagna di comunicazione “La cultura non si ferma, #iorestoacasa”, promossa dal ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. Nei filmati caricati sul canale YouTube MiBACT si susseguono, in un collage di scatti e riprese panoramiche, le immagini dei meravigliosi tesori artistici: la Certosa e Museo di San Martino; il Palazzo Reale di Napoli; il Teatro romano di Benevento; il Complesso Monumentale dei Gerolamini; il Castel Sant’Elmo – Museo del Novecento a Napoli; il Museo archeologico territoriale della penisola sorrentina (…). Un immenso patrimonio culturale che aspetta solo di essere visto, o rivisto in questo periodo in cui tutto è chiuso a causa dell’emergenza coronavirus viene mostrato così non solo ciò che è abitualmente accessibile al pubblico, ma anche il dietro le quinte dei beni culturali con le numerose professionalità che si occupano di didattica, conservazione, tutela, valorizzazione.

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QA turismo cultura & arte-Conseguenze della chiusura dei musei, primi dati in un sondaggio del Network of European Museum Organizations

Un nuovo studio, eseguito su 650 istituzioni in tutto il mondo, analizza la gravità del blocco per i musei. Si tratta di un sondaggio svolto da NEMO –  Network of European Museum Organizations, la rete delle organizzazioni museali europee fondata nel 1992. Lo studio presenta una fotografia accurata delle modalità in cui i musei stanno vivendo le chiusure e mostra quali sono le conseguenze sulle loro organizzazioni. Con i musei chiusi fino a data da destinarsi, infatti, resta piuttosto complesso il tema delle conseguenze economiche per le istituzioni.

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Dall’erosione al crollo: i pericoli della cultura gratis

La miriade di contenuti gratuiti durante la pandemia potrebbe essere il canto del cigno per un settore che è sopravvisuto a malapena alla crisi del 2008.

[…]la digitalizzazione, la concentrazione monopolista e i tagli alla spesa pubblica hanno progressivamente distrutto una porzione molto importante delle tradizionali forme di sussistenza del settore culturale, e non ci sono stati dei sostituti. Tutta la retorica della libera diffusione della cultura, i nuovi mezzi di distribuzione e l’accessibilità digitale hanno sempre celato una domanda imbarazzante: come si fa a vivere di cultura gratuita? Le risposte sono due: o sei il padrone di Spotify, o lavori come cameriere. “Industrie culturali” è un nome pomposo che nasconde una realtà molto più oscura: la stragrande maggioranza delle aziende che si dedicano alla mediazione e alla produzione culturale sono piccole iniziative di lavoro autonomo molto precario. Così come è accaduto nella sanità, la pandemia ha trasformato l’erosione in un crollo incontrollato.[…]

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