Luce e sue influenze sulle opere

La luce è un insieme di radiazioni che costituisce una fonte di energia.

Concentrazione ed eccessi di radiazioni luminose possono modificare sostanzialmente le condizioni microclimatiche ambientali, con conseguente innesco di processi di degrado.

la luce provoca l'ingiallimento gommalacca
Ingiallimento di film di gommalacca
la luce può sbiancare i colori.
Sbianchimento colori

Tutte le casalinghe sanno che i raggi solari diretti sulle superfici di mobili ne provocano, con il tempo, l’ingiallimento; le tende alle finestre servono proprio come filtro di tali radiazioni.

Film di lucidatura, composti da gomme, prevalentemente gommalacca, sottoposti ai raggi ultravioletti, tendono ad indurirsi, screpolare ed ingiallire.

pulitura parziale e rimozione di sbianchimenti.
La parte destra, evidenzia lo sbianchimento del film protettivo.

Effetto della luce sui colori

Anche i pigmenti delle pitture rischiano di degradarsi se esposti a fonti luminose troppo forti, sia naturali che artificiali.

Molti di questi, utilizzati già nell’antico Egitto, sono derivati dal piombo, un metallo che ha anche una lieve conducibilità elettrica, ed i suoi derivati possiedono spesso una reattività piuttosto significativa:

– biacca, carbonato basico di piombo, (PbCO3)2⋅ Pb(OH)2,

– antimoniato di piombo, Pb3(SbO4)2, giallo Napoli,

– minio, Pb3O4, rosso,

sono molto reattivi a luce, anidride carbonica, solfati e solforati presenti nell’aria, con conseguenti viraggi al marrone, grigio antracite, sbiancamenti.

Uno studio dell’Università di Antwerp in Belgio, pubblicato recentemente, descrive i risultati ottenuti dall’analisi di un piccolo campione di rosso prelevato dal dipinto “Covone sotto un cielo nuvoloso” di Van Gogh, conservato presso il Kröller-Müller Museum.

I ricercatori, dopo aver individuato un sale di piombo mai notato in precedenza, hanno proposto una reazione chimica che porta il minio a perdere il suo colore rosso sotto l’influenza della luce e dell’anidride carbonica:

l’irradiazione luminosa crea spostamenti di elettroni dalla banda di valenza alla banda di conduzione nel rosso di piombo, che é un semiconduttore.

Questo meccanismo avvia una riduzione del pigmento a PbO.

Successivamente viene assorbita progressivamente la CO2 dall’aria o da altri prodotti di degrado del legante dalla pittura ad olio.

Questo forma plumbonacrite come prodotto intermedio che é poi convertito in idrocerussite e poi cerussite (carbonato di piombo) su ulteriore assorbimento di CO2.

Questi prodotti di degradazione sono bianchi.

Lacche orientali, restauro e conservazione

Le lacche orientali, giapponesi o cinesi, sono tecniche e materiali che non rientrano nelle nostre conoscenze abituali.

Il mantenere un’abitudine ad incrementare le nostre conoscenze ed una pratica costante di aggiornamento e documentazione costanti, possono aiutarci.

Il restauro di oggetti orientali laccati comporta diversi interrogativi ed difficoltà di esecuzione.

lacche orientali: tavolini giapponesi.
Tavolini ad incastro in lacca.

In Estremo Oriente, Cina e Giappone, utilizzavano l'”urushi”, una linfa viscosa estratta dalla corteccia del Rhus verniciflua, purificata e raffinata.

Si preparavano le tavole con una prima stesura di tale resina mista terre argillose.

Dopo accurata levigatura si iniziava a stendere vari strati, intervallando con processi di levigatura, di resina ed ossido di ferro.

Al termine si otteneva una superficie brillante, uniforme di colore nero.

Con miscele di resina e pigmenti si procedeva ad eseguire i disegni.

Le dorature venivano realizzate spargendo polveri metalliche (oro, argento, ottone) su resina fresca, lavorandole con pennellini adatti.

paravento in lacca orientale.Per ottenere i colori, la resina veniva miscelata con cinabro (rosso) o orpimento (solfuro di arsenico) per i gialli ed i verdi.

Per poter intervenire su oggetti a lacche cinesi o giapponesi, dobbiamo partire da queste conoscenze di base.

Attenzioni negli interventi su lacche orientali.

La resina, costituente la base delle lacche orientali, reagisce con tutti i solventi polari, dando origine a spiacevoli sbianchimenti.

Eventuali puliture dovremo eseguirle meccanicamente, con bisturi, spazzole morbide o, eventualmente abrasivi leggeri.

Possiamo ottenere degli ottimi risultati di ritocco cromatico con colori a vernice procedendo con velature successive.

Le difficoltà maggiori le incontriamo se dobbiamo eseguire delle lucidature localizzate: le gomme che si usano abitualmente hanno solventi alcolici, incompatibili con le lacche, inoltre altererebbero le cromìe, non essendo completamente trasparenti.

Risultati soddisfacenti si possono avere con passaggi successivi e levigature con laropal (soluzione commerciale: “vernice finale 033” di “Antares”) finendo con vari passaggi di regalrez 1026 (“vernice finale 075” sempre di “Antares”), resine a basso peso molecolare, in altre parole, costituite da polimeri molto piccoli che con l’evaporazione del solvente tendono a livellarsi ed a riempire le microasperità superficiali.

Per la levigatura si possono usare tamponi con polvere di carbon fossile o pietra pomice.