Il distacco degli affreschi della Palazzina della Viola

“Saving frescos”: distacco, restauro e ricollocazione degli affreschi di Innocenzo da Imola nella Palazzina della Viola

BOLOGNA
Palazzo Dall’Armi Marescalchi
via IV Novembre, 5

Venerdì 13 settembre 2019, ore 15,30

Le architette Maria Gabriella Sposini ed Emanuela Storchi e la storica dell’arte Anna Stanzani illustrano le operazioni di distacco e restauro degli affreschi raffiguranti scene mitologiche di Diana ed Endimione, opera di Innocenzo Francucci, più noto come Innocenzo da Imola, che decorano la loggia al primo piano della Palazzina della Viola in via Filippo Re a Bologna

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Cucinella: Notre Dame ispirazione per un nuovo modo di pensare il restauro – Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte

Il noto architetto Mario Cucinella ha raccontato a Il Giornale del Restauro e del Recupero […]

A pochi giorni dall’incendio che ha colpito Notre Dame le fiamme sono state spente, ma si accende il dibattito sulla ricostruzione della Cattedrale. Diverse  le posizioni e le voci  di alcuni dei protagonisti dell’architettura mondiale. Tra loro quella di Mario Cucinella, che ha raccontato a Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte la sua opinione in merito.

Architetto, per quanto sia ancora presto per parlare di un vero e proprio piano di ricostruzione, possiamo già pensare al tipo di approccio da usare per il restauro di Notre Dame. Nello specifico, secondo lei l’incendio del 15 aprile dovrà essere in qualche modo ‘ricordato’ anche dal punto di vista architettonico, oppure pensa che si debba ricostruire come se non fosse mai accaduto, un po’ come per la Fenice di Venezia?

«Credo che Notre Dame debba essere ricostruita per come era prima dell’incidente. La sua immagine ha un valore simbolico, per la Francia e per il resto del mondo, che va oltre il suo valore puramente artistico e culturale. Per questo non penso che sia il caso di ‘ricordare’  in senso strettamente architettonico quanto avvenuto nei giorni scorsi, ma di ricostruire in maniera fedele. Anzi nella sfortuna può essere l’occasione di riprogettare la copertura con tecniche innovative e magari più leggere senza disboscare le mille e più querce che sono state utilizzate per la copertura ed essere l’opportunità di avvicinare l’innovazione alla tradizione. La ricostruzione della guglia può essere veramente l’occasione per dimostrare che un dialogo tra contemporaneo e la storia sia possibile. Una vera e propria scuola per tutta una generazione di restauratori, oltre che un banco di prova per l’intero sistema del restauro. Un po’ come lo sono stati la Fenice e il Petruzzelli in Italia, per intenderci.» […]

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Bioconsolidamento, batteri per il restauro – Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte

Definizione e nuove frontiere di una particolare ed innovativa modalità di consolidamento, cioè di quella […]

Il termine Bioconsolidamento sta ad indicare una particolare ed innovativa modalità di consolidamento, cioè di quella specifica operazione di restauro che serve a migliorare le caratteristiche di coesione e adesione tra le particelle costitutive di un manufatto artistico.

Il Bioconsolidamento si inserisce all’interno del più ampio ambito del Bio-restauro. Questo termine sta ad indicare l’utilizzo di specie batteriche per la pulitura e il consolidamento dei manufatti artistici, da cui i filoni della Biopulitura  e, appunto, del Bioconsolidamento. Applicare specie biologiche, notoriamente infestanti, a servizio del restauro rappresenta un’operazione nuova, compatibile e rispettosa della materia del manufatto, della salute dell’operatore e dell’ambiente in cui opera.

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Restauro e territorio: il territorio emiliano dopo il Sisma del 2012 – Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte

In occasione delle “Giornate del Restauro e del Patrimonio Culturale”, che si svolgeranno presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara dal 28 al 30 marzo 2019, si terrà, il giorno sabato 30 marzo, il convegno Restauro e territorio: il territorio emiliano dopo il Sisma del 2012.

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Restauro: seminario sull’impiego di solventi organici – Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte

Quali sono i prodotti chimici impiegati nel restauro che possono maggiormente compromettere la salute degli operatori? Quali sono i rischi da manipolazione di sostanze organiche e inorganiche? Quali sono i parametri chimico-fisici per valutare e per confrontare i rischi derivanti da uso di sostanze chimiche? Quali sono gli indirizzi normativi sulla sicurezza contro il rischio chimico? Quali sono i metodi applicativi nel restauro che consentono di ottenere un adeguata salvaguardia della salute e e dell’ambiente?

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Consolidamento di oggetti o parti deteriorate.

Il consolidamento è importante e necessario quando in un manufatto o  un’opera, siano presenti componenti degradate, localmente o completamente.

Il tempo, cattive condizioni di mantenimento o stoccaggio, possono compromettere la coesione dei leganti in materiali composti.

Parassiti animali o vegetali, possono intaccare la struttura molecolare dei costituenti l’oggetto.

In questi casi il primo intervento da eseguirsi è il consolidamento delle parti ammalorate, con iniezioni di resine o leganti specifici. Queste operazioni possono essere eseguite, in casi particolari, anche per immersione e pressione.

Tale consolidamento prolunga la vita degli oggetti, se questi non dovranno essere soggetti a sollecitazioni dinamiche.

In altri termini, non riporta le sue caratteristiche alle condizioni originarie, anche se ne rafforza le strutture molecolari.

Si può intervenire con resine acriliche o alifatiche, leganti silicei, o altro, selezionando il prodotto più consono all’opera su cui si deve intervenire.

consolidamento di parte ammalorata.
angolo ammalorato.
inizio consolidamento con paraloid b72s
preparazione con paraloid b72s.

Per il legno, possiamo utilizzare una resina acrilica, il paraloid b72 oppure una resina alifatica, regalrez 1126.

Entrambi si presentano come granuli secchi, da sciogliere: il paraloid in solventi chetonici o acetati, il regalrez in solventi a bassa polarità tipo ligroina, limonene, essenza di petrolio, white spirit.

consolidamento: rimozione degli eccessi di resina.
rimozione degli eccessi.

Il consolidamento ottenuto con Regalrez 1126 non ha la stessa durezza e resistenza di quello ottenuto con il Paraloid B72, ma potrebbe essere sufficiente per manufatti che non richiedano un elevato rinforzo.

Possono essere preferibili le proprietà di elevata stabilità del consolidante e la facile rimozione1 con solventi a bassa polarità.

consolidamento terminato.
intervento terminato.

Un altro vantaggio è dato dalla sua scarsa tendenza all’ingiallimento e dai suoi solventi a bassa polarità che comportamento una minor diminuzione di umidità nelle parti soggette e limitrofe alle applicazioni, lasciando le superfici più omogenee e meno stressate di quanto non facciano i solventi necessari per diluire il paraloid.

 

Altri prodotti per consolidamento.

Anche se possiamo utilizzare queste resine su materiali diversi dal legno, abbiamo la possibilità di sceglierne altre più consone.

Una resina piuttosto versatile è il primal B60A, soluzione acquosa a base di resina acrilica (etilacrilato, metilmetacrilato).

È utilizzabile in varie diluizioni, e per diversi scopi, dal consolidamento ad un effetto protettivo (con concentrazioni basse per evitare il formarsi di pellicole lucide).

Per i materiali lapidei abbiamo la disponibilità di etilsilicato e di silcol 30.

Il primo è un composto a base di silicati in solvente isopropilico. Facile da applicare è fortemente idrorepellente, per cui le superfici sottoposte al trattamento devono essere perfettamente asciutte.

Occorre proteggerle dopo l’intervento, per un periodo piuttosto lungo, da contatto con pioggia o acqua.

Meno accorgimenti sono necessari per il silcol, una dispersione colloidale di nano particelle di silice (SiO2) in acqua.

Qui è possibile consultare la scheda per l’uso del paraloid o scaricarne una più aggiornata.


[1] Un’eventuale rimozione del paraloid sarebbe alquanto complessa, teoricamente è possibile in un bagno di solventi a pressione.

Una ruota idraulica: il restauro.

ruota idraulica.È l’ultima ruota idraulica bolognese, costruita in legno di castagno, rovere e conifera, ghisa, ferro ed acciaio:
– legno di castagno o rovere per i travi radiali, e due anelli, del diametro mt 2.80; di conifera per 24 pale, che hanno i supporti in essenza di castagno;
– ghisa per il mozzo e due supporti circolari su cui sono fissati con bulloni e viti sei raggi per ciascun anello;
– in acciaio sono quattro cerchioni che fasciano le circonferenze degli anelli in corrispondenza degli spigoli;
– ferro per piastre di raccordo e bloccaggio, bulloni e dadi.

La ruota idraulica si presentava ricoperta interamente da uno strato spesso vari millimetri di catrame, probabilmente applicato durante una delle manutenzioni che ha subito nel secolo scorso.

Sul toroide centrale si innestano ventiquattro pale: pannelli rettangolari formati da tavole di conifera, fissate su due supporti arcuati; ne mancavano, cadute in seguito a rottura dei supporti.

Qualcuna presentava un supporto rotto o deteriorato da infiltrazioni di acqua e conseguente attacco batterico.

Interventi di restauro eseguiti sulla ruota idraulica:

ruota idraulica parzialmente smontata.

  • rimozione della patina superficiale di catrame, non coeva, e spessa vari millimetri; asportata meccanicamente con martellina da tappezziere e raschietti;
  • asportazione dei tronconi di supporto delle pale, rotti, togliendo con trapano e scalpello i cunei di bloccaggio;
  • sono state ricostruite le parti mancanti o particolarmente deteriorate degli anelli. Un intero arco (un sesto della circonferenza) é stato rifatto con legno di castagno. Interventi precedenti di risanamento, avevano integrato le lacune con tanti piccoli segmenti, pregiudicandone la tenuta. Sono state integrate altre lacune varie, sempre con castagno;
  • circa venti supporti per le pale sono stati ripristinati con essenza di castagno. Anche il tavolato di tre di esse, ha subito sostituzioni con legno di abete; esigenze tecniche hanno suggerito di eseguirne il montaggio con la ruota in posizione verticale.
  • per togliere bulloni e dadi, é stato necessario l’uso di oli disincrostanti, ed il loro riscaldamento; sfruttando la dilatazione termica per sbloccarli. Ciò nonostante qualche bullone non ha retto alla torsione spezzandosi. I bulloni inutilizzabili sono stati rimpiazzati con cavicchie di analoghe dimensioni; i dadi sono stati ricavati da piattina metallica, filettandone il foro.
  • trattamento consolidante mediante imbibizione a pennello di paraloid diluito 8-12% in butilacetato ed acetone, fino a completo assorbimento; ripetuto piú volte in giornate diverse.
  • pulitura delle parti metalliche con raschietti e martellina da tappezziere e spazzole, una volta asportatone il catrame;
  • stabilizzazione del processo di ossidazione con acido tannico al 5% in soluzione idroalcolica;
  • trattamento protettivo con “miscela sana” della Spring Color, olio di lino cotto, solubilizzato con alcol, aceto e limonene, additivato di sali minerali essicativi;
  • ulteriore protezione, data l’esposizione all’aperto del manufatto, con “impenetrabile” della “Spring Color”, composto di olio di lino, solventi vegetali ed essiccativi, come abbiamo visto cui é aggiunta una percentuale di cera.ruota idraulica, inizio ricostruzione.

La ruota idraulica dopo il restauro.

La ruota, unica superstite di un’epoca (età moderna) in cui Bologna disponeva del piú importante sistema di sfruttamento dell’energia idraulica a fini produttivi in Europa (verso la fine del Seicento piú di 350 ruote idrauliche fornivano energia a 119 mulini da seta, la piú alta concentrazione esistente in una città europea.

ruota idraulica, al salone del restauro di Ferrara. E ancora … le acque dei canali sostenevano numerose altre attività industriali, come la concia delle pelli, la lavorazione delle pergamene e della carta, ed i lavatoi per panni e biancherie.).

ruota idraulica esposta a palazzo d'accursio.
Esposta a Palazzo D’Accursio.

La ruota restaurata é stata presentata al Salone del Restauro di Ferrara inserita in un tema piú ampio, l’importanza storica, ed economica dei corsi d’acqua nella città di Bologna.

É stata esposta nel settembre scorso nel cortile di Palazzo D’Accursio.
tutte le immagini

https://youtu.be/jePRVFTU2rE<

Affreschi: distacco, e loro restauro.

Negli anni ’60, ’70, era abitudine staccare gli affreschi da muri che si stavano deteriorando in palazzi che non avevano condizioni di conservazione ottimali.

Era prassi per restaurarli e riposizionarli una volta ristabilite condizioni ambientali adatte alla loro conservazione.

Conoscenze e metodologie di restauro non erano al livello attuale, e le Soprintendenze finanziavano il distacco per restaurare e conservare.

soffitto decorato
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Purtroppo il meccanismo ha funzionato soltanto in parte, e molti degli affreschi staccati sono ancora alloggiati in magazzini o presso i laboratori che li hanno avuti in consegna per l’esecuzione degli interventi. ancona ligne, restauro di affreschi.

In qualche caso non è neppur stato pagato l’intervento.
Per informazioni: vedi.

Distacco, restauro e ricollocazione di affreschi.

Il distacco di un affresco o di una decorazione murale1 e la sua conservazione, non sono interventi complessi o impegnativi.

Dopo aver applicato sulla superficie pittorica uno strato di isolante, la si velina con carta giapponese e resine acriliche, ottenendo uno strato spesso e resistente.

Quando le resine si sono asciugate, si procede, con bisturi o raschietti a staccare lo strato superficiale dal suo supporto; una volta che lo si è incollato su un supporto mobile e leggero (anche una tela), possiamo rimuovere il film di resina e carta che avevamo applicato sul fronte, ed iniziare con il restauro.

Terminate queste operazioni si procede all’inverso: si riapplica il supporto frontale, si rimuove il supporto provvisorio e si reincolla il film dipinto alla superficie che lo ospitava, che, nel frattempo, è stata consolidata e ne sono state rimosse le cause di possibile degrado.

Attualmente si preferisce intervenire senza rimozione, agendo sul supporto e consolidandolo, abbiamo diverse formulazioni di nanosilici che danno ottimi risultati di ripristino della solidità degli intonaci; ciò ci consente di operare direttamente sul supporto senza interagire con la decorazione.

 


1 – con affresco si intende la decorazione a fresco, cioè applicata sull’intonaco di calce fresca; la carbonatazione favorirà il fissaggio del colore sulla pellicola superficiale del muro. La decorazione a secco, è applicata sulla parete ad asciugatura completa, quindi resterà una pellicola superficiale non incorporata nell’intonaco.

Intaglio ligneo e ricostruzione delle lacune.

Questo articolo mostra un organo la cui cassa è ricchissima di intagli lignei.

È un ottimo spunto per parlarne.

A volte le opere che dobbiamo restaurare sono carenti di alcune loro componenti e ci viene chiesto di ricostruirle.

Quando a mancare sono parti intagliate il budget messo a disposizione dal committente potrebbe essere insufficiente a remunerare il tempo di lavoro necessario alla realizzazione degli intagli mancanti.

In questi casi, si può anche non accettare il lavoro, se non esistono vincoli contrattuali precedenti, oppure cercare soluzioni che soddisfino il cliente e permettano un buon risultato finale.

Un aiuto in questo senso ci viene dalle resine epossidiche del tipo finto legno.

Il primo passo consiste nel prendere un calco di uno degli intagli superstiti; possiamo farlo con gesso, pasta di pane, gomma siliconica, dopo aver applicato una patina isolante, rimovibile alle superfici di cui si vuole prelevare la forma plastica.

Si riempie il calco ottenuto, con resina epossidica, la migliore è l’araldit hv 427 con relativo indurente, e si lascia fermo finchè non è terminata la reazione di indurimento.

Lo si toglie dal calco, si stuccano eventuali bolle d’aria, si levigano le superfici; il nostro intaglio è pronto per essere applicato e sottoposto alle lavorazioni successive che devono renderlo omogeneo esteticamente al resto dell’opera.

Un esempio di questa serie di interventi si può visualizzare
qui.

Un altro esempio lo possiamo visualizzare in una serie di immagini postate nel vecchio blog, che ripropongo.

ricostruzione di intaglio.
ricostruzione di un intaglio, in resina epossidica.


intaglio collocato in sede.
Intaglio posizionato nella sua sede.

La parte mancante è ottenuta con resina del tipo finto legno.

L’intaglio completo, viene inserito, per prova, nella sua sede originaria.

intaglio dorato e patinato
Intaglio dorato e ricollocato.

Successivamente viene rivestito di gesso, dorato, patinato e fissato.

In certi casi ci troviamo di fronte alla caduta e perdita di elementi dell’opera che stiamo restaurando.

Ovviamente ci viene richiesto di ricostruirli; le tracce evidenti sul pezzo, immagini scattate nel passato, la conformazione selle superfici adiacenti la lacuna, ci possono consentire di comprenderne la loro forma.

In questo caso, se si tratta di modanature, non ci resta che prendere la sagoma di quelle esistenti, realizzarli con la stessa essenza di quelle adiacenti, ed applicarle.

Se siamo di fronte a parti intagliate, aggiungiamo inserti in legno, in una varietà compatibile a quella in opera, fino ad ottenere il volume della forma da ricostruire.

Ricostruzione dell’intaglio con essenza lignea.

Un esempio può essere fornito dalla ricostruzione di una corona intagliata su uno stemma, nell’immagine vediamo il primo passaggio, l’innesto di essenza lignea analoga a quella in opera.

ricostruzione volumetrica dell'intaglio.
ricostruzione volumetrica.

Quando avremo la certezza di una piena adesione della colla, iniziamo a sgrossare la forma, realizzando i contorni esterni della scultura.

inizio sagomatura dell'intaglio.
inizio sagomatura.

Procediamo al perfezionamento della scultura, nei suoi minimi particolari, con sgorbie, scalpelli, bisturi e minitrapano con frese piccole, quelle da dentista sono ottime.

sagomatura dell'intaglio.
sagomatura.

Fino ad ottenere le forme volute.

intaglio terminato.
intaglio eseguito

Non ci resta ora che patinarlo,

intaglio patinato.
intaglio patinato.

collocarlo nella sua sede, completandone gli interventi assieme al resto dell’opera:

intaglio applicato.
intaglio applicato, in fase di lucidatura.

Lacche orientali, restauro e conservazione

Le lacche orientali, giapponesi o cinesi, sono tecniche e materiali che non rientrano nelle nostre conoscenze abituali.

Il mantenere un’abitudine ad incrementare le nostre conoscenze ed una pratica costante di aggiornamento e documentazione costanti, possono aiutarci.

Il restauro di oggetti orientali laccati comporta diversi interrogativi ed difficoltà di esecuzione.

lacche orientali: tavolini giapponesi.
Tavolini ad incastro in lacca.

In Estremo Oriente, Cina e Giappone, utilizzavano l'”urushi”, una linfa viscosa estratta dalla corteccia del Rhus verniciflua, purificata e raffinata.

Si preparavano le tavole con una prima stesura di tale resina mista terre argillose.

Dopo accurata levigatura si iniziava a stendere vari strati, intervallando con processi di levigatura, di resina ed ossido di ferro.

Al termine si otteneva una superficie brillante, uniforme di colore nero.

Con miscele di resina e pigmenti si procedeva ad eseguire i disegni.

Le dorature venivano realizzate spargendo polveri metalliche (oro, argento, ottone) su resina fresca, lavorandole con pennellini adatti.

paravento in lacca orientale.Per ottenere i colori, la resina veniva miscelata con cinabro (rosso) o orpimento (solfuro di arsenico) per i gialli ed i verdi.

Per poter intervenire su oggetti a lacche cinesi o giapponesi, dobbiamo partire da queste conoscenze di base.

Attenzioni negli interventi su lacche orientali.

La resina, costituente la base delle lacche orientali, reagisce con tutti i solventi polari, dando origine a spiacevoli sbianchimenti.

Eventuali puliture dovremo eseguirle meccanicamente, con bisturi, spazzole morbide o, eventualmente abrasivi leggeri.

Possiamo ottenere degli ottimi risultati di ritocco cromatico con colori a vernice procedendo con velature successive.

Le difficoltà maggiori le incontriamo se dobbiamo eseguire delle lucidature localizzate: le gomme che si usano abitualmente hanno solventi alcolici, incompatibili con le lacche, inoltre altererebbero le cromìe, non essendo completamente trasparenti.

Risultati soddisfacenti si possono avere con passaggi successivi e levigature con laropal (soluzione commerciale: “vernice finale 033” di “Antares”) finendo con vari passaggi di regalrez 1026 (“vernice finale 075” sempre di “Antares”), resine a basso peso molecolare, in altre parole, costituite da polimeri molto piccoli che con l’evaporazione del solvente tendono a livellarsi ed a riempire le microasperità superficiali.

Per la levigatura si possono usare tamponi con polvere di carbon fossile o pietra pomice.