QA turismo cultura & arte-Tornato a casa restaurato dal Museo Getty di LA il satiro di Ercolano. Ai raggi X ‘racconta’ l’eruzione del 79 d.C.

28/11/2019 Maksym Rozhkovskyy

Raggi X e ricostruzioni 3D rivelano le cicatrici lasciate dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. sulla scultura del Satiro Ebbro della Villa dei papiri di Ercolano e mostrano che l’opera è solo per metà originale: l’altra metà risente del restauro fatto nel ‘700. Emerge dalle ricerche fatte dal Museo Getty di Los Angeles, che ha restituito l’opera al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) dopo un restauro durato 11 mesi e l’esposizione a Malibù di circa un mese.

Secondo l’Ansa, il restauratore Erik Risser del Paul Getty Museum di Los Angeles ha affermato: “Siamo partiti da un esame non invasivo del manufatto, usando varie tecniche, tra cui la radiografia in 3D, fatta da varie angolazioni che ci ha fornito scansioni che abbiamo ricomposto al computer”. L’esame “ha rivelato sia i punti di saldatura sia i punti di intervento settecentesco”.

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QA turismo cultura & arte-Restaurata la pala di Benozzo Gozzoli, la Madonna col Bambino e santi

18/11/2019 Lorenzo Maria Lucenti

[…]L’intervento di restauro si è concentrato sugli strati pittorici, utilizzando la tecnica del “sottovuoto localizzato” che consente il restauro in loco, quindi senza dover spostare l’opera in questione. Oltre agli strati di colore è stato restaurato il supporto della pala; i quattro assi di legno, che compongo il supporto, risultavano essere fin troppo rigidi, causando tensioni sulla superficie pittorica. Gli assi sono stati quindi sfilati e scomposti in tre sezioni longitudinali, poi ricollegati con elementi elastici, il tutto proprio per garantire una migliore stabilità e conservazione.[…]

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BOLOGNAUmidità da risalita nelle costruzioni – CNT

Giovedì 14 Novembre | Palazzo Dall’Armi Marescalchi | BOLOGNA Umidità da risalita nelle costruzioni: diagnosi e metodi dalle tecniche invasive al […]

L’umidità da risalita capillare costituisce da sempre uno dei problemi che si presentano più frequentemente negli interventi di recupero e/o restauro su immobili e strutture di qualsiasi epoca, in particolar modo nell’edilizia storica.
Data la grande diffusione del problema ed il proliferare di varie tecniche e sistemi rivelatisi solo parzialmente efficaci, vige ancor oggi tra gli addetti ai lavori un diffuso senso di incertezza sull’effettiva valenza di tali tecniche, e ciò anche a causa della perdurante mancanza di una normativa specifica per il settore.
In tale quadro, il presente seminario tecnico si prefigge l’obiettivo di fornire ai partecipanti i riferimenti fondamentali per una corretta progettazione dell’intervento di protezione dall’umidità da risalita ed una scelta consapevole tra le varie soluzioni e/o prodotti attualmente proposti dal mercato.
Vengono quindi analizzate, allo scopo di individuarne pregi e/o carenze, le varie tecniche d’intervento contro l’umidità di risalita, tra cui in particolare il Metodo CNT (tecnologia a neutralizzazione di carica), che ha ottenuto la validazione dei risultati attraverso sperimentazioni condotte in modo indipendente dagli studiosi di varie Università, nell’ambito dello specifico Progetto di Ricerca CNT-APPs.[…]

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Il distacco degli affreschi della Palazzina della Viola

“Saving frescos”: distacco, restauro e ricollocazione degli affreschi di Innocenzo da Imola nella Palazzina della Viola

BOLOGNA
Palazzo Dall’Armi Marescalchi
via IV Novembre, 5

Venerdì 13 settembre 2019, ore 15,30

Le architette Maria Gabriella Sposini ed Emanuela Storchi e la storica dell’arte Anna Stanzani illustrano le operazioni di distacco e restauro degli affreschi raffiguranti scene mitologiche di Diana ed Endimione, opera di Innocenzo Francucci, più noto come Innocenzo da Imola, che decorano la loggia al primo piano della Palazzina della Viola in via Filippo Re a Bologna

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Cucinella: Notre Dame ispirazione per un nuovo modo di pensare il restauro – Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte

Il noto architetto Mario Cucinella ha raccontato a Il Giornale del Restauro e del Recupero […]

A pochi giorni dall’incendio che ha colpito Notre Dame le fiamme sono state spente, ma si accende il dibattito sulla ricostruzione della Cattedrale. Diverse  le posizioni e le voci  di alcuni dei protagonisti dell’architettura mondiale. Tra loro quella di Mario Cucinella, che ha raccontato a Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte la sua opinione in merito.

Architetto, per quanto sia ancora presto per parlare di un vero e proprio piano di ricostruzione, possiamo già pensare al tipo di approccio da usare per il restauro di Notre Dame. Nello specifico, secondo lei l’incendio del 15 aprile dovrà essere in qualche modo ‘ricordato’ anche dal punto di vista architettonico, oppure pensa che si debba ricostruire come se non fosse mai accaduto, un po’ come per la Fenice di Venezia?

«Credo che Notre Dame debba essere ricostruita per come era prima dell’incidente. La sua immagine ha un valore simbolico, per la Francia e per il resto del mondo, che va oltre il suo valore puramente artistico e culturale. Per questo non penso che sia il caso di ‘ricordare’  in senso strettamente architettonico quanto avvenuto nei giorni scorsi, ma di ricostruire in maniera fedele. Anzi nella sfortuna può essere l’occasione di riprogettare la copertura con tecniche innovative e magari più leggere senza disboscare le mille e più querce che sono state utilizzate per la copertura ed essere l’opportunità di avvicinare l’innovazione alla tradizione. La ricostruzione della guglia può essere veramente l’occasione per dimostrare che un dialogo tra contemporaneo e la storia sia possibile. Una vera e propria scuola per tutta una generazione di restauratori, oltre che un banco di prova per l’intero sistema del restauro. Un po’ come lo sono stati la Fenice e il Petruzzelli in Italia, per intenderci.» […]

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Bioconsolidamento, batteri per il restauro – Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte

Definizione e nuove frontiere di una particolare ed innovativa modalità di consolidamento, cioè di quella […]

Il termine Bioconsolidamento sta ad indicare una particolare ed innovativa modalità di consolidamento, cioè di quella specifica operazione di restauro che serve a migliorare le caratteristiche di coesione e adesione tra le particelle costitutive di un manufatto artistico.

Il Bioconsolidamento si inserisce all’interno del più ampio ambito del Bio-restauro. Questo termine sta ad indicare l’utilizzo di specie batteriche per la pulitura e il consolidamento dei manufatti artistici, da cui i filoni della Biopulitura  e, appunto, del Bioconsolidamento. Applicare specie biologiche, notoriamente infestanti, a servizio del restauro rappresenta un’operazione nuova, compatibile e rispettosa della materia del manufatto, della salute dell’operatore e dell’ambiente in cui opera.

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Restauro e territorio: il territorio emiliano dopo il Sisma del 2012 – Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte

In occasione delle “Giornate del Restauro e del Patrimonio Culturale”, che si svolgeranno presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara dal 28 al 30 marzo 2019, si terrà, il giorno sabato 30 marzo, il convegno Restauro e territorio: il territorio emiliano dopo il Sisma del 2012.

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Restauro: seminario sull’impiego di solventi organici – Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte

Quali sono i prodotti chimici impiegati nel restauro che possono maggiormente compromettere la salute degli operatori? Quali sono i rischi da manipolazione di sostanze organiche e inorganiche? Quali sono i parametri chimico-fisici per valutare e per confrontare i rischi derivanti da uso di sostanze chimiche? Quali sono gli indirizzi normativi sulla sicurezza contro il rischio chimico? Quali sono i metodi applicativi nel restauro che consentono di ottenere un adeguata salvaguardia della salute e e dell’ambiente?

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Consolidamento di oggetti o parti deteriorate.

Il consolidamento è importante e necessario quando in un manufatto o  un’opera, siano presenti componenti degradate, localmente o completamente.

Il tempo, cattive condizioni di mantenimento o stoccaggio, possono compromettere la coesione dei leganti in materiali composti.

Parassiti animali o vegetali, possono intaccare la struttura molecolare dei costituenti l’oggetto.

In questi casi il primo intervento da eseguirsi è il consolidamento delle parti ammalorate, con iniezioni di resine o leganti specifici. Queste operazioni possono essere eseguite, in casi particolari, anche per immersione e pressione.

Tale consolidamento prolunga la vita degli oggetti, se questi non dovranno essere soggetti a sollecitazioni dinamiche.

In altri termini, non riporta le sue caratteristiche alle condizioni originarie, anche se ne rafforza le strutture molecolari.

Si può intervenire con resine acriliche o alifatiche, leganti silicei, o altro, selezionando il prodotto più consono all’opera su cui si deve intervenire.

consolidamento di parte ammalorata.
angolo ammalorato.
inizio consolidamento con paraloid b72s
preparazione con paraloid b72s.

Per il legno, possiamo utilizzare una resina acrilica, il paraloid b72 oppure una resina alifatica, regalrez 1126.

Entrambi si presentano come granuli secchi, da sciogliere: il paraloid in solventi chetonici o acetati, il regalrez in solventi a bassa polarità tipo ligroina, limonene, essenza di petrolio, white spirit.

consolidamento: rimozione degli eccessi di resina.
rimozione degli eccessi.

Il consolidamento ottenuto con Regalrez 1126 non ha la stessa durezza e resistenza di quello ottenuto con il Paraloid B72, ma potrebbe essere sufficiente per manufatti che non richiedano un elevato rinforzo.

Possono essere preferibili le proprietà di elevata stabilità del consolidante e la facile rimozione1 con solventi a bassa polarità.

consolidamento terminato.
intervento terminato.

Un altro vantaggio è dato dalla sua scarsa tendenza all’ingiallimento e dai suoi solventi a bassa polarità che comportamento una minor diminuzione di umidità nelle parti soggette e limitrofe alle applicazioni, lasciando le superfici più omogenee e meno stressate di quanto non facciano i solventi necessari per diluire il paraloid.

 

Altri prodotti per consolidamento.

Anche se possiamo utilizzare queste resine su materiali diversi dal legno, abbiamo la possibilità di sceglierne altre più consone.

Una resina piuttosto versatile è il primal B60A, soluzione acquosa a base di resina acrilica (etilacrilato, metilmetacrilato).

È utilizzabile in varie diluizioni, e per diversi scopi, dal consolidamento ad un effetto protettivo (con concentrazioni basse per evitare il formarsi di pellicole lucide).

Per i materiali lapidei abbiamo la disponibilità di etilsilicato e di silcol 30.

Il primo è un composto a base di silicati in solvente isopropilico. Facile da applicare è fortemente idrorepellente, per cui le superfici sottoposte al trattamento devono essere perfettamente asciutte.

Occorre proteggerle dopo l’intervento, per un periodo piuttosto lungo, da contatto con pioggia o acqua.

Meno accorgimenti sono necessari per il silcol, una dispersione colloidale di nano particelle di silice (SiO2) in acqua.

Qui è possibile consultare la scheda per l’uso del paraloid o scaricarne una più aggiornata.


[1] Un’eventuale rimozione del paraloid sarebbe alquanto complessa, teoricamente è possibile in un bagno di solventi a pressione.

Una ruota idraulica: il restauro.

ruota idraulica.È l’ultima ruota idraulica bolognese, costruita in legno di castagno, rovere e conifera, ghisa, ferro ed acciaio:
– legno di castagno o rovere per i travi radiali, e due anelli, del diametro mt 2.80; di conifera per 24 pale, che hanno i supporti in essenza di castagno;
– ghisa per il mozzo e due supporti circolari su cui sono fissati con bulloni e viti sei raggi per ciascun anello;
– in acciaio sono quattro cerchioni che fasciano le circonferenze degli anelli in corrispondenza degli spigoli;
– ferro per piastre di raccordo e bloccaggio, bulloni e dadi.

La ruota idraulica si presentava ricoperta interamente da uno strato spesso vari millimetri di catrame, probabilmente applicato durante una delle manutenzioni che ha subito nel secolo scorso.

Sul toroide centrale si innestano ventiquattro pale: pannelli rettangolari formati da tavole di conifera, fissate su due supporti arcuati; ne mancavano, cadute in seguito a rottura dei supporti.

Qualcuna presentava un supporto rotto o deteriorato da infiltrazioni di acqua e conseguente attacco batterico.

Interventi di restauro eseguiti sulla ruota idraulica:

ruota idraulica parzialmente smontata.

  • rimozione della patina superficiale di catrame, non coeva, e spessa vari millimetri; asportata meccanicamente con martellina da tappezziere e raschietti;
  • asportazione dei tronconi di supporto delle pale, rotti, togliendo con trapano e scalpello i cunei di bloccaggio;
  • sono state ricostruite le parti mancanti o particolarmente deteriorate degli anelli. Un intero arco (un sesto della circonferenza) é stato rifatto con legno di castagno. Interventi precedenti di risanamento, avevano integrato le lacune con tanti piccoli segmenti, pregiudicandone la tenuta. Sono state integrate altre lacune varie, sempre con castagno;
  • circa venti supporti per le pale sono stati ripristinati con essenza di castagno. Anche il tavolato di tre di esse, ha subito sostituzioni con legno di abete; esigenze tecniche hanno suggerito di eseguirne il montaggio con la ruota in posizione verticale.
  • per togliere bulloni e dadi, é stato necessario l’uso di oli disincrostanti, ed il loro riscaldamento; sfruttando la dilatazione termica per sbloccarli. Ciò nonostante qualche bullone non ha retto alla torsione spezzandosi. I bulloni inutilizzabili sono stati rimpiazzati con cavicchie di analoghe dimensioni; i dadi sono stati ricavati da piattina metallica, filettandone il foro.
  • trattamento consolidante mediante imbibizione a pennello di paraloid diluito 8-12% in butilacetato ed acetone, fino a completo assorbimento; ripetuto piú volte in giornate diverse.
  • pulitura delle parti metalliche con raschietti e martellina da tappezziere e spazzole, una volta asportatone il catrame;
  • stabilizzazione del processo di ossidazione con acido tannico al 5% in soluzione idroalcolica;
  • trattamento protettivo con “miscela sana” della Spring Color, olio di lino cotto, solubilizzato con alcol, aceto e limonene, additivato di sali minerali essicativi;
  • ulteriore protezione, data l’esposizione all’aperto del manufatto, con “impenetrabile” della “Spring Color”, composto di olio di lino, solventi vegetali ed essiccativi, come abbiamo visto cui é aggiunta una percentuale di cera.ruota idraulica, inizio ricostruzione.

La ruota idraulica dopo il restauro.

La ruota, unica superstite di un’epoca (età moderna) in cui Bologna disponeva del piú importante sistema di sfruttamento dell’energia idraulica a fini produttivi in Europa (verso la fine del Seicento piú di 350 ruote idrauliche fornivano energia a 119 mulini da seta, la piú alta concentrazione esistente in una città europea.

ruota idraulica, al salone del restauro di Ferrara. E ancora … le acque dei canali sostenevano numerose altre attività industriali, come la concia delle pelli, la lavorazione delle pergamene e della carta, ed i lavatoi per panni e biancherie.).

ruota idraulica esposta a palazzo d'accursio.
Esposta a Palazzo D’Accursio.

La ruota restaurata é stata presentata al Salone del Restauro di Ferrara inserita in un tema piú ampio, l’importanza storica, ed economica dei corsi d’acqua nella città di Bologna.

É stata esposta nel settembre scorso nel cortile di Palazzo D’Accursio.
tutte le immagini

https://youtu.be/jePRVFTU2rE<