Affreschi: distacco, e loro restauro.

Negli anni ’60, ’70, era abitudine staccare gli affreschi da muri che si stavano deteriorando in palazzi che non avevano condizioni di conservazione ottimali.

Era prassi per restaurarli e riposizionarli una volta ristabilite condizioni ambientali adatte alla loro conservazione.

Conoscenze e metodologie di restauro non erano al livello attuale, e le Soprintendenze finanziavano il distacco per restaurare e conservare.

soffitto decorato
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Purtroppo il meccanismo ha funzionato soltanto in parte, e molti degli affreschi staccati sono ancora alloggiati in magazzini o presso i laboratori che li hanno avuti in consegna per l’esecuzione degli interventi. ancona ligne, restauro di affreschi.

In qualche caso non è neppur stato pagato l’intervento.
Per informazioni: vedi.

Distacco, restauro e ricollocazione di affreschi.

Il distacco di un affresco o di una decorazione murale1 e la sua conservazione, non sono interventi complessi o impegnativi.

Dopo aver applicato sulla superficie pittorica uno strato di isolante, la si velina con carta giapponese e resine acriliche, ottenendo uno strato spesso e resistente.

Quando le resine si sono asciugate, si procede, con bisturi o raschietti a staccare lo strato superficiale dal suo supporto; una volta che lo si è incollato su un supporto mobile e leggero (anche una tela), possiamo rimuovere il film di resina e carta che avevamo applicato sul fronte, ed iniziare con il restauro.

Terminate queste operazioni si procede all’inverso: si riapplica il supporto frontale, si rimuove il supporto provvisorio e si reincolla il film dipinto alla superficie che lo ospitava, che, nel frattempo, è stata consolidata e ne sono state rimosse le cause di possibile degrado.

Attualmente si preferisce intervenire senza rimozione, agendo sul supporto e consolidandolo, abbiamo diverse formulazioni di nanosilici che danno ottimi risultati di ripristino della solidità degli intonaci; ciò ci consente di operare direttamente sul supporto senza interagire con la decorazione.

 


1 – con affresco si intende la decorazione a fresco, cioè applicata sull’intonaco di calce fresca; la carbonatazione favorirà il fissaggio del colore sulla pellicola superficiale del muro. La decorazione a secco, è applicata sulla parete ad asciugatura completa, quindi resterà una pellicola superficiale non incorporata nell’intonaco.

GEOforALL – Disponibili on-line le presentazioni del Technology for All 2017 sui beni culturali, territorio e smart city

Disponibili online tutte le relazioni rese disponibili dai relatori della quarta edizione del Technology for All 2017.

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ISCR – Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro – SETTIMANA DELLA CULTURA La Scuola di Alta Formazione promuove DUE GIORNATE DI ORIENTAMENTO sulla formazione del restauratore oggi e il patrimonio di domani – Santa Marta al Collegio Romano. Restauro Aperto

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Distacchi superficiali di impiallacciature, strato pittorico o dorato.

Nelle prime fasi di lavorazione potremmo trovare distacchi superficiali.

La struttura lignea potrebbe essere impiallacciata, con parti parzialmente distaccate, sollevate, o mancanti.

distacco superficiale di impiallacciatura.
distacco di impiallacciatura.

Prima di procedere con la pulitura delle superfici, per non degradarle ulteriormente, conviene fissare, incollare, i distacchi di impiallacciature.

Queste possono essere di spessore da 2, 1, 0,6 mm. a seconda del periodo di realizzazione del manufatto.

Utilizziamo una colla di ossa animale (detta “garavella”), da sciogliere a caldo (maggiori indicazioni sulla sua preparazione sono reperibili qui); la stessa usata nel passato per attaccare le impiallacciature alle superfici lignee.

distacco superficiale incollato.
l’impiallacciatura è stata incollata

Possiamo individuare i distacchi anche dal suono che si ottiene picchiettando leggermente.

Facciamo un piccolo foro, sulla parte distaccata, dal quale inietteremo la colla.

Premendo e rilasciando in successione la parte rialzata otterremo una serie di risucchi che faranno penetrare la colla in tutte le cavità.

È questo il momento di premere a fondo, adatto è il martello a benna o da impiallacciatura, per fare combaciare le superfici.

Applicandovi un peso, o stringendo con strettoi e pressori si bloccheranno fino ad asciugatura della colla.

Su superfici verticali e troppo distanti per la presa degli strettoi, possiamo utilizzare pezzi di compensato fissati con chiodini.

Dopo qualche ora, o il giorno seguente, asportiamo tutto ciò che teneva premute le superfici, verifichiamo di aver ottenuto l’adesione dell’impiallacciatura, e possiamo procedere con la pulitura delle superfici.

fine lavori e recupero dei distacchi superficiali.
I lavori di restauro sono terminati

Eventuali lacune di impiallacciatura, si integrano con pezzetti di piallaccio simile a quello in opera, opportunamente sagomato.

Per rendere meno invasivo otticamente il nuovo inserto, si può cercare di selezionare parti che abbiano un tracciato della venatura (parzialmente) coincidente all’impiallacciatura in opera.

Nelle fasi successive si procederà ad uniformare cromaticamente i nuovi inserti.

Distacchi parziali di superfici dipinte o dorate.

Le impiallacciature non costituivano l’unica forma di impreziosimento di una superficie lignea; questo era fattibile anche con doratura e/o decorazioni pittoriche.

In entrambi i casi si procedeva applicando sulla superficie uno strato isolante e levigato, con biacca (carbonato di piombo) o, gesso, legati con collanti proteici.

Anche in questi casi, prima di eseguire interventi di pulitura o altro, conviene cercare eventuali distacchi di doratura o pittorici, e fissarli, facendoli aderire alla superficie di base.

Si può eseguire utilizzando leganti proteici (colle di coniglio, d’ossa, albume o tuorlo d’uovo), se abbiamo la certezza di quale sia stato utilizzato originariamente.

Una soluzione più semplice, di facile rimozione futura, e compatibile con gli elementi in opera, viene offerta dalle resine acriliche, in particolare il primal AB60, eventualmente asportabile con impacchi di acetone.

La resina, opportunamente diluita1 , si inietta sotto le sollevature di doratura o pittura, fino ad assorbimento completo.

Dopo qualche minuto, si premono le superfici con un batuffolo di cotone igroscopico inumidito, fino ad ottenerne e mantenerne la completa adesione.

Per favorire e velocizzare la penetrazione della colla, si possono fare iniezioni precedenti con alcol etilico denaturato.

È efficace sia in presenza di doratura a lamina o a pennello, argentatura, o pittura, in quanto agisce sugli strati di fondo isolante, ripristinandone la coesione.

Integrazione lacune di fondo isolante
Integrazione di lacune del fondo.

Qualora questo fosse assente, occorrerebbe ricostruirlo: è un altro argomento; nel frattempo si può procedere con la pulitura della doratura o strato pittorico.

integrazione lacune pittoriche.
Eseguito anche il ritocco pittorico.

 

 

 

 

 


[1] Solitamente si utilizza in percentuale tra il 15 ed il 35%, secondo i materiali e le tipologie di distacco.

Lavoro manuale: considerazioni personali

Il lavoro manuale è, spesso, considerato nell’immaginario collettivo, come antitetico all’uso di apparati tecnologici.

Considerazioni sul lavoro manuale e non:

  • la prima constatazione riguarda l’attivazione e la gestione di una macchina o qualsiasi altro apparato: sono sempre e comunque le mani ed il cervello dell’operatore ad utilizzare o programmare gli strumenti operativi;
  • occorre poi definire che cosa si intenda con lavoro manuale; a me lavoro manuale di misurazionericorda molto una vignetta di “Asterix il gallico” dove il fabbro, con l’aiuto della pozione magica, batte il ferro con i pugni. In qualsiasi altro modo si agisca, si utilizzerebbe un attrezzo più o meno complesso;
  • anche se sfruttiamo le potenzialità di un utensile, consideriamo scalpello e mazzuolo (i più utilizzati) o un bisturi, non sarà la mano a compiere il lavoro, ma si limiterà a gestire l’attrezzatura: spesso con elevata abilità; lavoro manuale, intarsio ligneo.
  • ovviamente sul lavoro conviene sempre utilizzare gli strumenti più produttivi, che ci consentano di ottenere un elevato risultato con uno sforzo o impegno accettabile;
  • qualora si tratti di un intervento limitato, da non riprodurre, si possono preferire utensili di semplice gestione, ma quando si tratta di opere più impegnative, ci conviene ragionare su quale strumento ci possa semplificare l’intervento ottimizzandolo. Raramente si può pensare di utilizzare un bisturi per rimuovere le incrostazioni su una parete, meglio verificare la solidità del supporto e valutare la possibilità di intervenire con microsabbiatrici, o ablatori ad ultrasuoni, o, più semplicemente, con spazzole più o meno morbide;
  • lavoro manuale, intaglio.in conclusione, il nostro è sempre l’utilizzo di strumenti, o macchine; quindi la nostra manualità si esprime in ogni caso, è essa a garantirci il risultato finale, determinandone anche la qualità, sia estetica, che meccanica o di resistenza ad usura o ambiente. Siamo noi, le nostre conoscenze e capacità
    supporto per lavoro manuale, ponteggio.
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    professionali che improntano, gestiscono e determinano l’evoluzione lavorativa, sia con macchinari complessi che con utensili. In entrambi i casi con il supporto della tecnologia.

Forse riprenderemo l’argomento, ci sarebbero anche altri luoghi comuni da affrontare, per sgomberare il campo da visioni del lavoro artigiano, favolistiche o sognatrici.
Alla prossima.

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