QA turismo cultura & arte-Tornano insieme le tre porte in bronzo e oro del Battistero di Firenze

09/12/2019 Red

Sono visibili da ieri, una accanto all’altra, nella Sala del Paradiso del Museo dell’Opera del Duomo le tre monumentali Porte in bronzo e oro del Battistero di Firenze. Le tre gigantesche Porte del Battistero (circa 5 metri di altezza per 3 di larghezza ciascuna)  sono state restaurate prima d’ora solo una volta, tra il 1946 e il 1948. L’Opera di Santa Maria del Fiore, di cui il Museo dell’Opera del Duomo fa parte, ha finanziato con un milione e mezzo di euro, il restauro, lo smontaggio, il trasporto e la collocazione nel museo. Si conclude così un ciclo di restauri, diretti ed eseguiti dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, iniziato nel 1978 e durato quasi 40 anni: Porta del Paradiso (1978 – 2012), la Porta Nord (2013 – 2015) e la Porta Sud (2016 – 2019). Durante l’alluvione del 1966, La Porta fu gravemente danneggiata con l’alluvione di Firenze del 1966; l’anta destra spaccata in due e alcune formelle caddero per terra e andò perduta una delle 48 teste leonine, trascinata forse via dall’acqua. Sul Battistero gli originali sono stati sostituiti da copie realizzate dalla Galleria Frilli di Firenze, grazie ai finanziamenti di tre istituzioni: l’Opera di Santa Maria del Fiore per la porta Sud  realizzata quasi 700 anni fa da Andrea Pisano discepolo e collaboratore di Giotto,  il mecenate Choichiro Motoyama per la Porta del Paradiso e Guild of the Dome Association per la Porta Nord.  Andrea Pisano, definito ”maestro delle porte”, eseguì le 28 formelle della Porta di cui 20 con episodi della vita di San Giovanni Battista, patrono del Battistero e della città di Firenze, e 8 con figure emblematiche. Sull’anta di sinistra sono rappresentati gli episodi relativi al ruolo di profeta del Battista, mentre a destra quelli del martirio. Le formelle sono intervallate da 74 fregi dorati, ognuno decorato con rosette alternate a diamanti, mentre ai vertici dei quadrilobi, contenenti le scene, si trovano 48 teste di leone.

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Noi siamo la Minganti | Eventi/Appuntamenti | Museo del Patrimonio Industriale | Iperbole

Mercoledì 11 Dicembre 2010 alle ore 11:00 si inaugura la mostra fotografica: Noi siamo la Minganti. Bologna e il lavoro industriale tra fotografia e memoria (1919-2019), presso il Museo del Patrimonio Industriale.L’esposizione fotografico-documentale realizzata nel centenario delle Officine Minganti racconta la storia della fabbrica come luogo al contempo del lavoro e della produzione.Le fotografie provenienti da archivi personali e pubblici documentano il lavoro all’interno dello spazio industriale, la varietà della produzione sino alla mobilitazione contro la chiusura della fabbrica.Inoltre, materiale documentario e video interviste agli ex lavoratori e lavoratrici completano la ricostruzione dell’identità delle Officine Minganti.

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Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna | Eventi | Museo Civico Archeologico | Iperbole

Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna vuole essere un affascinante viaggio tra archeologia e paesaggi sorprendenti nelle terre degli Etruschi, in una mostra che punta sulle novità di scavo e di ricerca e sulla storia di uno dei più importanti popoli dell’Italia antica.

La metafora del viaggio darà forma e struttura all’esposizione, divisa in due grandi sezioni. La prima offre un momento di preparazione al viaggio, facendo conoscere al visitatore i lineamenti principali della cultura e della storia del popolo etrusco. Così preparato, il visitatore potrà affrontare la seconda sezione, dove si compie il viaggio vero e proprio nelle terre dei Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi.

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Ecco l’Ombra di San Gimignano: finalmente rivelata la straordinaria scoperta etrusca

È stata finalmente rivelata una delle più importanti scoperte di archeologia etrusca degli ultimi anni: si tratta dell’Ombra di San Gimignano, una meravigliosa e sorprendente statuetta votiva in bronzo rinvenuta nel 2010 nel territorio di San Gimignano (Siena) durante alcuni lavori di ristrutturazione di un edificio privato nei pressi del torrente Fosci, tra le colline che da San Gimignano scendono verso la Valdelsa. La statua è esposta per la prima volta al pubblico al Museo Archeologico di San Gimignano nell’ambito della mostra Hinthial. L’Ombra di San Gimignano. L’Offerente e i reperti rituali etruschi e romani (dal 30 novembre 2019 al 31 maggio 2020).

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QA turismo cultura & arte-Trovata a Paestum la base sepolta di un tempio dorico

28/11/2019 Ilaria Inchingolo

Di particolari inediti si arricchiscono le scoperte fatte nel sito archeologico di Luni, in provincia di La Spezia, nel corso delle ultime campagne di scavo condotte dall’Università di Pisa.

All’inizio dello scorso ottobre era stato rinvenuto nel quartiere di Porta Marina un tempio risalente alla seconda metà del I secolo d.C., testimonianza della colonia romana di Luna fondata nel 177 a.C., che si affaccia proprio sul cardo maximus, la strada principale della città con andamento nord-sud, e sorge all’interno di quella che si pensava fosse soltanto una “semplice” domus. Purtroppo l’alto podio su cui venne costruito è andato completamente perduto ma, considerando le fondazioni dei vani di servizio al di sotto della cella e del pronao, gli archeologi sono riusciti a ricostruire la pianta dell’edificio, che risulta essere a cella unica quadrangolare e appare simile a quella di altri templi dell’epoca presenti nella stessa Luni, come, ad esempio, quello di Diana. Simonetta Menchelli, docente dell’Università di Pisa e coordinatrice degli scavi ha inoltre affermato che “nella prossima campagna nel 2020, l’obiettivo sarà di portare alla luce i resti della scalinata di accesso al tempio, al quale si arrivava appunto dal cardo maximus”.

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QA turismo cultura & arte-Nuovi dettagli sulle ultime scoperte nel sito archeologico di Luni

01/12/2019 Federico Maria Santilli

Di particolari inediti si arricchiscono le scoperte fatte nel sito archeologico di Luni, in provincia di La Spezia, nel corso delle ultime campagne di scavo condotte dall’Università di Pisa.

All’inizio dello scorso ottobre era stato rinvenuto nel quartiere di Porta Marina un tempio risalente alla seconda metà del I secolo d.C., testimonianza della colonia romana di Luna fondata nel 177 a.C., che si affaccia proprio sul cardo maximus, la strada principale della città con andamento nord-sud, e sorge all’interno di quella che si pensava fosse soltanto una “semplice” domus. Purtroppo l’alto podio su cui venne costruito è andato completamente perduto ma, considerando le fondazioni dei vani di servizio al di sotto della cella e del pronao, gli archeologi sono riusciti a ricostruire la pianta dell’edificio, che risulta essere a cella unica quadrangolare e appare simile a quella di altri templi dell’epoca presenti nella stessa Luni, come, ad esempio, quello di Diana. Simonetta Menchelli, docente dell’Università di Pisa e coordinatrice degli scavi ha inoltre affermato che “nella prossima campagna nel 2020, l’obiettivo sarà di portare alla luce i resti della scalinata di accesso al tempio, al quale si arrivava appunto dal cardo maximus”.

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Pompei, riapre via del Vesuvio con la casa di LEDA E IL CIGNO – Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte

[…] La Domus di Leda e il cigno è stata rinvenuta lungo via del Vesuvio, durante gli interventi di messa in sicurezza e riprofilamento dei fronti di scavo. La casa prende il nome dal raffinato affresco presente in un cubicolo (stanza da letto). La scena piena di sensualità rappresenta il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro re di Sparta. Dal doppio amplesso, prima con Giove e poi con Tindaro, nasceranno, fuoriuscendo da uova, i gemelli Castore e Polluce (i Dioscuri), Elena – futura moglie di Menelao re di Sparta e causa della guerra di Troia – e Clitennestra, poi sposa (e assassina) di Agamennone re di Argo e fratello di Menelao.

L’intera stanza è caratterizzata da decori raffinati di IV stile, con delicati ornamenti floreali, intervallati da grifoni con cornucopie, amorini volanti, nature morte e scene di lotte tra animali. Finanche sul soffitto, rovinosamente crollato sotto il peso dei lapilli, si estendeva l’armonia di questi pregiati disegni, i cui frammenti sono stati recuperati dai restauratori per ricomporne la trama. […]

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La Pietà Bandini di Michelangelo va in restauro. “Ecco perché e come eseguiremo l’intervento”

[…] Il 23 novembre 2019 si apre un nuovo capitolo della storia della Pietà Bandini: la scultura dev’essere infatti sottoposta a un restauro, il cui termine è previsto per l’estate del 2020: si tratterà tuttavia di un intervento visibile al pubblico, che potrà seguire tutte le operazioni osservando i restauratori al lavoro, grazie a un cantiere aperto appositamente progettato con questo scopo, all’interno dello stesso Museo dell’Opera del Duomo. L’intervento è stato commissionato dall’Opera di Santa Maria del Fiore, ha ricevuto il finanziamento dalla Fondazione Friends of Florence, sotto la tutela della Soprintendenza Architettura, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, ed è stato affidato a Paola Rosa, che sarà coadiuvata da un team di professionisti formatisi all’Opificio delle Pietre Dure e con alle spalle un’esperienza trentennale su opere scultoree di grandi artisti della storia dell’arte, tra i quali lo stesso Michelangelo. […]

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