QA turismo cultura & arte-Nuovi dettagli sulle ultime scoperte nel sito archeologico di Luni

01/12/2019 Federico Maria Santilli

Di particolari inediti si arricchiscono le scoperte fatte nel sito archeologico di Luni, in provincia di La Spezia, nel corso delle ultime campagne di scavo condotte dall’Università di Pisa.

All’inizio dello scorso ottobre era stato rinvenuto nel quartiere di Porta Marina un tempio risalente alla seconda metà del I secolo d.C., testimonianza della colonia romana di Luna fondata nel 177 a.C., che si affaccia proprio sul cardo maximus, la strada principale della città con andamento nord-sud, e sorge all’interno di quella che si pensava fosse soltanto una “semplice” domus. Purtroppo l’alto podio su cui venne costruito è andato completamente perduto ma, considerando le fondazioni dei vani di servizio al di sotto della cella e del pronao, gli archeologi sono riusciti a ricostruire la pianta dell’edificio, che risulta essere a cella unica quadrangolare e appare simile a quella di altri templi dell’epoca presenti nella stessa Luni, come, ad esempio, quello di Diana. Simonetta Menchelli, docente dell’Università di Pisa e coordinatrice degli scavi ha inoltre affermato che “nella prossima campagna nel 2020, l’obiettivo sarà di portare alla luce i resti della scalinata di accesso al tempio, al quale si arrivava appunto dal cardo maximus”.

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Pompei, riapre via del Vesuvio con la casa di LEDA E IL CIGNO – Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte

[…] La Domus di Leda e il cigno è stata rinvenuta lungo via del Vesuvio, durante gli interventi di messa in sicurezza e riprofilamento dei fronti di scavo. La casa prende il nome dal raffinato affresco presente in un cubicolo (stanza da letto). La scena piena di sensualità rappresenta il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro re di Sparta. Dal doppio amplesso, prima con Giove e poi con Tindaro, nasceranno, fuoriuscendo da uova, i gemelli Castore e Polluce (i Dioscuri), Elena – futura moglie di Menelao re di Sparta e causa della guerra di Troia – e Clitennestra, poi sposa (e assassina) di Agamennone re di Argo e fratello di Menelao.

L’intera stanza è caratterizzata da decori raffinati di IV stile, con delicati ornamenti floreali, intervallati da grifoni con cornucopie, amorini volanti, nature morte e scene di lotte tra animali. Finanche sul soffitto, rovinosamente crollato sotto il peso dei lapilli, si estendeva l’armonia di questi pregiati disegni, i cui frammenti sono stati recuperati dai restauratori per ricomporne la trama. […]

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La Pietà Bandini di Michelangelo va in restauro. “Ecco perché e come eseguiremo l’intervento”

[…] Il 23 novembre 2019 si apre un nuovo capitolo della storia della Pietà Bandini: la scultura dev’essere infatti sottoposta a un restauro, il cui termine è previsto per l’estate del 2020: si tratterà tuttavia di un intervento visibile al pubblico, che potrà seguire tutte le operazioni osservando i restauratori al lavoro, grazie a un cantiere aperto appositamente progettato con questo scopo, all’interno dello stesso Museo dell’Opera del Duomo. L’intervento è stato commissionato dall’Opera di Santa Maria del Fiore, ha ricevuto il finanziamento dalla Fondazione Friends of Florence, sotto la tutela della Soprintendenza Architettura, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, ed è stato affidato a Paola Rosa, che sarà coadiuvata da un team di professionisti formatisi all’Opificio delle Pietre Dure e con alle spalle un’esperienza trentennale su opere scultoree di grandi artisti della storia dell’arte, tra i quali lo stesso Michelangelo. […]

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Il patrimonio e le nuove tecnologie di stampa 3D architettonica – Il Giornale del Restauro e del Recupero dell’Arte

Gli ambiti del restauro e della conservazione dei beni culturali sono estremamente connessi al progresso […]

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Imago splendida. Capolavori di scultura lignea a Bologna dal Romanico al Duecento | Eventi e mostre | Musei Civici d’Arte Antica | Iperbole

La mostra organizzata presso il Museo Civico Medievale, in collaborazione con la Curia Arcivescovile di Bologna, l’Università di Bologna e la Fondazione Giorgio Cini di Venezia è incentrata sull’affascinante e poco studiata produzione scultorea a Bologna tra XII e XIII secolo. L’esposizione, curata da Massimo Medica e da Luca Mor, è l’occasione per presentare per la prima volta alcuni rarissimi capolavori lignei della città, alcuni dei quali restaurati per l’occasione.Tali opere, principalmente grandi crocifissi, consentiranno di fissare una nuova tappa verso la comprensione dei modelli di riferimento nella Bologna di quel tempo. Qui, del resto, il Medioevo fu animato da un fiorente clima multiculturale, favorito sia dalla posizione strategica della città sulla Via Emilia, quindi tra gli Appennini e le direttrici verso l’Oltralpe, sia per la nascita nel tardo XI secolo di una celebre scuola giuridica.Una realtà così cosmopolita garantì un impulso costante per i contatti internazionali, l’indotto dei commerci, lo sviluppo urbano e, non ultime, le commissioni artistiche, tra cui quelle di arredi liturgici e tesori ecclesiastici destinati a soddisfare le crescenti esigenze devozionali. Oggi però di questi manufatti rimane assai poco, come documenta la scultura lignea medievale che, anche a causa della deperibilità del materiale, a Bologna conta soltanto pochi esempi secondo una tendenza che accomuna tutti i grandi centri italiani.

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QA turismo cultura & arte-Archeologia, scoperta necropoli nel sito di Pietramara, a Viterbo.

31/10/2019 Maksym Rozhkovskyy

La prima campagna di scavo archeologico di Bassano in Teverina (Viterbo) si è conclusa con ritrovamenti di sepolcri, eredità delle popolazioni che abitavano la valle del Tevere, romani, longobardi, bizantini, e nell’area materiali in ceramica, oggetti in bronzo. Tra questi figura anche un alloggio per la testa, scavato nella pietra come quello per il resto di un piccolo corpo, forse una bambina o un bambino, databile al VII-VIII secolo dopo Cristo, ritrovato nel sito di Pietramara.

Un eccezionale scavo partito nel 2018 e che in poco tempo ha fatto venire alla luce un edificio ecclesiastico, un’estesa necropoli e i segni della presenza di chi questi luoghi li viveva. Il territorio di Bassano in Teverina, nonostante il ruolo strategico conferitogli dalla sua posizione di cerniera tra la valle del Tevere e le vie di penetrazione verso l’Italia centrale e la grande quantità di testimonianze archeologiche, è rimasto per lunghi anni ai margini della ricerca archeologica.

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Il Rinoceronte di Albrecht Dürer. Origine e fortuna del pachiderma più famoso della storia dell’arte

Il “Rinoceronte” di Albrecht Dürer è uno degli animali più famosi della storia dell’arte: ripercorriamo le sue origini e la fortuna della celeberrima stampa dell’artista tedesco.

Tra le stampe più famose della cospicua produzione grafica di Albrecht Dürer (Norimberga, 1471 – 1528), che com’è noto fu un infaticabile e straordinario incisore, la più curiosa è sicuramente quella che raffigura un bizzarro rinoceronte: esemplari di questa celeberrima xilografia sono oggi conservati in diversi musei in tutto il mondo, benché sopravvivano in numero nettamente inferiore rispetto a quelli che furono tirati in antico. In Italia la si può trovare, per esempio, ai Musei Civici di Bassano del Grappa (fa parte della collezione Remondini, una delle raccolte più complete al mondo di incisioni di Dürer), oppure al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, oltre che in alcune collezioni private, che di tanto in tanto la prestano per mostre temporanee. Un esemplare di proprietà privata, per esempio, è stato incluso nella mostra Albrecht Dürer. Il privilegio dell’inquietudine (al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo dal 21 settembre 2019 al 19 gennaio 2020), rassegna che con centoventi opere grafiche di Dürer si è posta l’obiettivo d’indagare le tante anime della sua produzione a stampa. Il Rinoceronte non poteva dunque mancare, dal momento che, tra le stampe di Dürer, è una di quelle che più muovono il pubblico a sorpresa: opera con cui l’artista “afferma la sua straordinaria curiosità” (così scrive Patrizia Foglia, curatrice della mostra di Bagnacavallo assieme a Diego Galizzi), la stampa che raffigura lo stravagante pachiderma è stata oggetto delle attenzioni di molti storici dell’arte, e sul suo conto si è scritto moltissimo.

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QA turismo cultura e arte- Archeologia: nanotecnologie per preservare resti ossei del I sec. d.C.

Una ricerca unica al mondo di archeoantropologia, che ha visto l’utilizzo di nanotecnologie per la preservazione di resti ossei di 280 anni fa, sarà esposta il 16 ottobre durante il convegno “Nanotecnologia Scienza e Conservazione – Beni Culturali ed innovazione Tecnologica – Il ruolo della Nanotecnologia” presso la Biblioteca Casanatense a Roma.

L’intervento con nanotecnologie è stato testato, per la prima volta, nel comune di San Potito Sannitico, nella provincia di Caserta, su resti ossei e teschi di una necropoli del I secolo d.C.

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Notre-Dame sei mesi dopo. Incontro a Palazzo Farnese con gli architetti del cantiere della storica cattedrale

Lunedì 21 ottobre 2019 si terrà a Palazzo Farnese, Roma, un incontro eccezionale per fare il bilancio dei lavori di Notre-Dame.

[…] Nel corso dell’incontro verranno presentati i metodi e le tecniche specifiche per il restauro di edifici fragili e si cercherà di comprendere le operazioni complesse di cui ha bisogno una struttura particolare come Notre-Dame. […]

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Ilaria Bonacossa: “riflettiamo su arte, sesso e censura perché le libertà che davamo per scontate sono in discussione”

Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima, in questa intervista spiega le riflessioni che sostengono l’edizione 2019 della grande mostra-mercato d’arte contemporanea a Torino, dedicata quest’anno alla dialettica tra desiderio e censura.

L’edizione 2019 di Artissima, la grande mostra-mercato d’arte contemporanea (qui maggiori informazioni), sarà dedicata alla dialettica tra desiderio e censura: obiettivo della kermesse è quello di avviare riflessioni che riguardano diversi temi, a cominciare dall’opera d’arte come veicolo di emancipazione, dagli impulsi che plasmano i tempi, il rapporto tra le immagini e il controllo delle immagini. Per approfondire il pensiero su cui poggia l’edizione numero ventisei di Artissima, abbiamo intervistato la direttrice Ilaria Bonacossa. L’intervista è a cura di Federico Giannini, direttore responsabile di Finestre sull’Arte.

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