Tanti restauratori, una sola qualifica

TANTI RESTAURATORI, UNA SOLA QUALIFICA!

Comunicato congiunto
Le scriventi Associazioni A.R.I. Ragione del Restauro, CNA e Confartigianato, che rappresentano i Restauratori di Beni Culturali italiani, riunite a Firenze in data odierna, riscontrano un’unitarietà di intenti a salvaguardia dell’elenco unico di qualifica previsto dalla normativa vigente.
Rigettano pertanto con forza l’elenco parziale illegittimamente pubblicato dal Mibact in data 21 Luglio 2016 e concordano una serie di azioni congiunte sul piano legale e culturale da attuare e rendere pubbliche in tempi brevissimi.

Nella generale frammentazione del settore questa iniziativa vuole rappresentare un elemento nuovo e significativo anche nei confronti delle Istituzioni preposte alla tutela ed alla salvaguardia del Patrimonio storico artistico della Nazione nonché delle professionalità che da sempre legittimamente ne fanno parte, per un effettivo ed univoco riconoscimento della figura professionale del Restauratore di Beni Culturali.

Antonella Docci, presidente ARI, Associazione Restauratori d’Italia
Andrea Cipriani,presidente ARR, Associazione La Ragione del Restauro
Gianoberto Gallieri, responsabile Coordinamento Nazionale CNA restauro
Vincenzo Basiglio, Presidente Confartigianato Restauro

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Intaglio e ripristino della sua plasticità originaria.

A volte le opere che dobbiamo restaurare sono carenti di alcune loro componenti, in particolare parte di intaglio, può essersi distaccata, caduta, perdendosi; viene richiesto di ricostruirla.

Per ricostruire parti intagliate, può non essere sufficiente il budget destinato dal committente a remunerare il tempo di lavoro necessario alla realizzazione del/gli intaglio/i mancante.

In questi casi, se non esistono vincoli contrattuali precedenti, si possono cercare soluzioni che soddisfino il cliente e permettano un buon risultato finale. È realizzabile con resine epossidiche del tipo finto legno.

Il calco per ricostruire l’intaglio.

Il primo passo consiste nel prendere un calco di uno degli intagli superstiti; possiamo farlo con gesso, pasta di pane, gomma siliconica. Dopo aver applicato una patina isolante, rimovibile, sulle superfici di cui si vuole prelevare la forma plastica.

Si riempie il calco ottenuto con resina epossidica, la migliore è l’araldit hv 427 con relativo indurente sv 427, e si lascia fermo finchè non è terminata la reazione di indurimento.

Si toglie dal calco, si stuccano eventuali bolle d’aria, si levigano le superfici. Il nostro intaglio è pronto per essere applicato e sottoposto alle lavorazioni successive per renderlo omogeneo esteticamente al resto dell’opera.

Un esempio di questa serie di interventi si può visualizzare qui.

Un altro esempio lo possiamo visualizzare in una serie di immagini postate tempo fa nel blog arte&cultura, che ripropongo:

ricostruzione dell'intaglio
La parte mancante ottenuta con resina del tipo finto legno.

questo è un intaglio angolare inserito in uno specchio, di cui si è smarrita la metà. Essendo rimaste gli altri tre inserti, si è riusciti a prendere un calco esatto di quanto mancava.

 

intaglio ricostruito e ricollocato
L’intaglio completo, inserito nella sua sede originaria.

Come si vede nelle immagini successive, ciò ha consentito di ricostruirlo con un buon risultato estetico.

 

Metodologia e materiale sono riproponibili con ottimi risultati anche in altri settori tutte le volte che occorra ricostruire esattamente delle parti mancanti e si dispone di parti campione.

Ovviamente varia il materiale che si utilizzerà per la ricostruzione: questi sono aspetti che affronteremo in seguito.

intaglio ricostruito ricollocato e dorato
Dopo gli interventi di doratura e patinatura.

Questo è il primo articolo che ho recuperato dal blog dismesso; per motivi tecnici sono riuscito a salvare soltanto il database, e gradualmente ricostruirò quanto avevo scritto.

A presto 🙂