VIDEO – Com’era e com’è diventato dopo il restauro il pulpito ligneo di San Domenico

Restituito alla comunità dei fedeli un gioiello del barocco bitontino

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Beni culturali: i requisiti di direttore tecnico e progettista nel nuovo regolamento Mibact-Mit

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Bando pubblico per l’acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali – integrazione della Commissione.

 

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Avvisi/visualizza_asset.html_354090886.html

Pulitura su opere.

Fatto un attento esame dell’opera, avviamo le azioni di pulitura.

Iniziamo con un’accurata, seppur leggera, spolveratura.

In questa fase avremo cura di valutare lo stato di coesione superficiale: non sempre si tratta di un unico materiale, e ci possono essere sollevature e/o distacchi del film superiore, sia esso uno strato pittorico, o una doratura, o un’impiallacciatura.

In questo caso fissiamo sollevature e distacchi con collanti e pressori, riprendendo il lavoro quando avremo la certezza che i leganti aggiunti siano solidificati.

Anche nel caso di opere lapidee, avremo l’opportunità, di valutare la coesione dei materiali e la loro resistenza ai trattamenti successivi, senza danneggiamento di alcun tipo.

Spolverate le superfici, avendo la consapevolezza della loro integrità, passiamo alla pulitura con tecnologie e materiali che non risultino invasivi e degradanti delle superfici e delle patine originarie, ma ci aiutino ad eliminare soltanto patine improprie e sporco.

Una descrizione più articolata delle procedure, per una pulitura ottimale, la si può reperire qui.

pulitura dipinto ad olio
pulitura parziale di un dipinto ad olio

Sia che si debba restaurare, che manutenere un’opera, la pulitura costituisce l’intervento più importante che affronteremo.

È in queste fasi che approcceremo il metodo corretto per la salvaguardia del bene e delle sue superfici, in particolare se stiamo intervenendo su opere policrome o dorate.

I nostri interventi avranno la finalità di preservare il bene, senza modificarlo né danneggiarlo, quindi le nostre prime valutazioni riguardano la tipologia dello sporco che incontriamo, se e come intervenire.

Intervento di pulitura su superfici dorate o policrome.

Eliminata la polvere, incontreremo “patine” composte di depositi vari e/o film superficiali di vecchi strati protettivi.

Decideremo per la loro rimozione, totale o parziale, o il mantenimento sulla base di alcune considerazioni.

Uno dei motivi per sceglierne la rimozione, è costituito dall’impedimento che può frapporre alla leggibilità dell’opera, ne filtra, copre o nasconde le cromie originali.

Se costituiscono anche un fattore di degrado per l’opera, interverremo certamente con la loro rimozione: è una delle poche certezze.

Se sappiamo che una delle sostanze presenti ossidandosi si irrigidisce comportando la compromissione dello strato pittorico provocando microfessure o sfogliamenti o un diverso degrado, dobbiamo asportarla, con le dovute attenzioni.

pulitura da eseguire
un particolare di decorazione da pulire.

In altri casi, potremmo decidere per la rimozione in quanto potrebbe facilitare gli interventi di restauro o manutenzione della patina pittorica.

Dopo aver analizzato come questi corpi “estranei”, non coevi, possono avere interagito con gli strati superficiali, di colore, di doratura o preparazione di fondo.

pulitura eseguita
decorazione dopo pulitura.

Se asportandoli, rischiamo di eliminare parte delle patine originali, ci conviene lasciarli.

È meglio non intervenire se si sono alterati nel tempo ed hanno acquisito caratteristiche molto simili a quelle delle cromie con cui sono in contatto.

Teniamo sempre presente che in un futuro più o meno prossimo possono essere trovati nuovi materiali, sviluppate nuove tecnologie, più selettivi/e di quanto abbiamo disponibile.

 

La visione digitale della National Gallery di Londra – Archeomatica

L’uso di big data e analisi predittive per i visitatori dellaNational Gallery di Londra.

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Un sistema portatile rileva il degrado sui Beni Culturali non visibile ad occhio nudo – Archeomatica

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CANTIERI DELLA CULTURA: DAL FUMETTO ALL’ARCHEOLOGIA, OLTRE 133 MILIONI DI EURO PER GRANDI PROGETTI CULTURALISì della Conferenza Stato-Regioni agli investimenti del Mibact

Sito web del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

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Quattro stagioni: allegoria ricorrente e restauro

L’allegoria delle quattro stagioni è ricorrente nell’arte fin dal tempo di Roma antica; ripresa ampiamente con il neoclassicismo.
È un tema che incontriamo anche nelle arti figurative.
A volte, quello che appare un insignificante motivo ornamentale, stravolto da spessi strati di vernice, si rivela, se restaurato uno stucco decorativo di rara bellezza.
quattro stagioni, estateprimavera, quattro stagioniRimuovendo con bisturi e spatole le verniciature e le incrostazioni sugli stucchi presenti in una villa nella bassa bolognese, sono apparsi, gradualmente modanature e altorilievi in gesso risalenti al XVII secolo, opera di un artigiano piuttosto competente.
In corso d’opera ci siamo accorti che gli stucchi presentavano colori e decorazioni tipiche delle stagioni dell’anno riproponendo un’allegoria delle stagioni.
Una volta ripulite le plastiche originarie, i colori erano presenti in quantità sufficiente per consentire una lettura delle opere.
Si è quindi proceduto all’integrazione delle loro lacune.
quattro stagioni, invernoquattro stagioni, autunno
Un trattamento superficiale con resine acriliche, consolidante e protettivo, imbibite a pennello, ha riportato le modanature alle condizioni originarie.
modanature, stucco neoclassico
Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo (il periodo neoclassico) era abituale riprendere stili ed iconografia dall’arte espressa nel mondo ellenico e latino, in particolare dalla Roma antica.
È abbastanza usuale ritrovarne tracce ed opere nei palazzi di quel periodo.
Un esempio lo troviamo nel corridoio di una villa bolognese, in quattro medaglioni in stucco con modanature rettangolari e ghirlanda circolare, che propongono le divinità latine e richiamano simbologia, tecnologia e materiali del periodo neoclassico.
stucco neoclassicostucco neoclassico
Oltre alle divinità, alle allegorie, alle quattro stagioni, l’arte neoclassica richiama pure elementi di vita quotidiana, espressa dalle forme artistiche della Roma antica; un esempio è il medaglione dell’ultima immagine, posto ad inizio e fine di una serie di cammei decorativi: propone una biga tirata da quattro cavalli.
stucco neoclassico stucco neoclassico

stucco neoclassico

Etnografico, esempi di interventi.

Oggetti etnografici, utensili, macchinari di uso corrente nell’attività artigianale, agricola e nella vita quotidiana, costituiscono testimonianza importanti del nostro recente passato.

Sia quando sono collocati in musei, sia quando vengono utilizzati come complementi di arredo, con funzione meramente estetica e decorativa, il restauro di materiale etnografico richiede interventi mirati anche a manutenzione e conservazione: raramente viene richiesto che siano messi in condizione da poterli utilizzare. etnografico, barca a fondo piatto

Barca a fondo piatto ed altro

In questo caso si tratta di materiali di uso nella vita nelle valli emiliane: una barca a fondo piatto con pertica e rete, una morsa per la costruzione di scope, una carriola e vari altri utensili. etnografico, rete da pesca,

La barca, con il fondo catramato ed il resto laccato con smalto opaco, è stata sottoposta ad interventi di pulitura con acqua ed ammonio carbonato in tutte le sue parti, mantenendo i resti dei trattamenti precedenti che contribuivano al mantenimento della sua funzionalità.

etnografico, morsa per scope,
morsa per scope.

Anche la rete e la pertica sono state ben ripulite; applicando successivamente a quest’ultima un trattamento protettivo con olio di lino cotto, e successivamente cera microcristallina, tipo “Amber”.

La morsa per scope, presentava diverse incrostazioni fangose, anch’essa è stata pulita e sottoposta a trattamenti protettivi, dopo aver ricostruito gli appoggi della base, molto deteriorati.
etnografico, utensili vari,

Alcuni utensili in ferro con manico in legno.

Il metallo è stato spazzolato fino a rimozione dell’ossido ferroso formatosi nel tempo, è stato trattato con un inibitore di ossidazione: acido tannico all’etere, al 5% in soluzione idroalcolica, e protetto con cera microcristallina.

I manici in legno sono stati puliti e trattati per la conservazione.

Un altra macchina di tipo etnografico.

etnografico, leggio per negativi fotografici,
Leggio per negativi

Uno degli aspetti piacevoli dell’attività di restauro è costituito dal venire continuamente in contatto con opere ed oggetti nuovi, a volte sconosciuti.

Lavorando anche su componenti etnografici, può accadere più facilmente.

Ciò impone una continua ricerca di informazioni, dati e conoscenze che contribuiscono ad arricchire notevolmente il proprio bagaglio culturale.

In questo caso ci troviamo di fronte ad un leggio per il ritocco di negativi fotografici: pur dilettandomi di fotografia, ed aver lavorato in camera oscura, in un passato remoto, non avevo mai incontrato uno strumento simile.

È una scatola chiudibile, composta da una struttura in legno massello di noce, a tre telai incernierati, in quello sottostante è incastonato uno specchio, in quello centrale abbiamo un vetro trasparente e dei regoli spostabili in legno che consentono di posizionare il negativo.

Il terzo è un coperchio, ed un riparo da luci sovrastanti, troppo forti. Sui lati è dotato di supporti e viti che consentono di posizionare le parti nel modo più conveniente per lavorare.

Due immagini che consentano una visualizzazione completa:
etnografico, leggio semichiuso,

etnografico, leggio chiuso,
leggio chiuso.

Dopo l'”ammirazione” e lo studio dell’oggetto si è passati agli interventi:

– disinfestazione in autoclave, in quanto erano evidenti fori di sfarfallamento di insetti xilofagi, che ne avevano corroso alcuni spigoli;

– risanamento della struttura, incollando tutte le parti della struttura non più solidali per decoesione delle colle;

– ricostruzione degli spigoli deterioratisi e rottura su un incastro, con resina araldit SV 427 e stucco;

– trattamento protettivo con pappina di cere animali e vegetali.

Continueremo prossimamente 🙂

Materiale etnografico: definizione

 

Con materiale etnografico si intende tutto ciò che ha un utilizzo nella vita e lavoro umano, quindi utensili, macchine, ed oggetti di arredamento tipici dell'attività artigiana e contadina. 
Anche quelli utilizzati per la vita quotidiana rientrano in questa categoria.
Possono essere semplici utensili, oggetti comuni, ma anche macchinari spesso ingegnosi, funzionanti e efficacemente produttivi. 

Conservare, e mantenere le funzionalità originarie dei vari attrezzi o utensili etnografici, è un passaggio necessario alla loro valorizzazione. 
I materiali etnografici sono testimonianza percepibile, di una cultura tipica del nostro passato, anche prossimo. 
Spesso, presso i musei etnografici, che ne raccolgono le collezioni, si organizzano attività pedagogiche con seminari, corsi e rappresentazioni, orientate sia ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie, che ad adulti. È quindi importante che siano mantenuti funzionanti
Si tratta di manufatti composti di materiali diversi, con meccanismi e movimenti vari.

Alcune immagini esemplificative di materiale etnografico

Ecco alcuni esempi di attrezzi, utensili e macchinari.

Conservazione e restauro del materiale etnografico: accenno alle problematiche connesse

La conservazione e manutenzione di materiali etnografici, nonché il loro restauro, richiede approcci di intervento differenziati, per rispettare le varie componenti costituenti Il legno è il materiale che si incontra più frequentemente, unito a ferro, ghisa, metalli vari, cuoio e fibre di origine vegetale. La loro diversità richiede conoscenze specifiche, ed operazioni mirate. Altre problematiche sono legate alle esigenze della committenza: abbiamo visto che questi manufatti costituiscono un’importante memoria storica delle attività umane, possiedono una rilevante importanza culturale. Può essere richiesto di ripristinarne anche funzionamento e potenzialità operativa, per dimostrazione, corsi, mostre. In tutti questi casi occorre predisporre un piano lavori studiato ad hoc. In un futuro prossimo si approfondirà questo aspetto, attraverso esempi di interventi effettuati su materiali etnografici diversi.

materiale etnografico
ingranaggio di un trinciaforaggi.